Barack Obama, una terra promessa

Ho appena terminato di leggere un libro di politica internazionale di 805 pagine dove la parola “Italia” compare solo due volte: la prima quando l’autore dice di essere passato dall’Italia di ritorno da un viaggio. La seconda per dire che l’Italia era una delle nazioni che aveva rischiato molto a seguito della crisi economica-finanziaria, di scala planetaria, scatenatasi nel 2008. Mi ha colpito anche perché (o forse proprio per questo), in queste ore Mario Draghi sta cercando di dar forma ad un governo, uno nuovo, tanto per cambiare, che tragga il paese dalle secche in cui è finito a causa della pandemia e per il conseguente disastro economico.

L’autore del volumone è, Barack Obama e il libro è “Una terra promessa” edito da Garzanti e prima parte di una corposissima autobiografia politica dell’ex presidente americano. Una lettura piuttosto impegnativa, ma illuminante sotto molti punti di vista, a cominciare dal titolo con quel significativo articolo indeterminativo che fa degli USA, non più la stessa terra promessa dai padri fondatori e nemmeno quella del “New Deal” o delle opportunità. Potremmo dire la terra di una “nuova” promessa, quella che il primo presidente afro-americano ha fatto ai suoi connazionali e questo termine negli USA ha una connotazione molto diversa da quella che potrebbe avere in Italia. Non parte troppo da lontano Barack, ma preferisce attenersi al racconto di una ascesa politica progettata e costruita su convinzioni e scelte profonde e sulla base della sua iniziale scelta professionale, proiettata nel sociale.

 

 

Una politica, incredibile a dirsi, fatta principalmente di ideali e idealità e, a questo proposito, non si può non pensare alle tante mediocrità presenti nella vita politica italiana e alla politica lobbystica spesso presente in quella americana. La nuova promessa della politica di Obama è tutta racchiusa nell’idea di una uguaglianza basata sul lavoro (e non sugli affari), sulla salute, sulla lotta alla discriminazione razziale, all’ecologia. Il Presidente degli Stati Uniti d’America, non può permettersi di essere solo il presidente di uno stato, è anche, pressoché automaticamente, una guida (stavo per dire un faro), o all’opposto, un eroe negativo, come ha data ampia dimostrazione il suo nefasto successore.

Attraverso questo lungo percorso raccontato nel volume, si modella la figura di un presidente e di una personalità destinata a lasciare una traccia nella storia. Le tappe raccontate sono note: dall’elezione al senato nel 2004, e successivamente la candidatura alla presidenza nel 2007 fino alla sua elezione. Da lì una strada, ovviamente, tutta in salita attraverso la storia del mondo. Il primo dicembre del 2009, Barack Obama annuncia a West Point, che gli Stati Uniti erano pronti a mandare nuove truppe in Afghanistan. È uno dei momenti più impegnativi della sua vita politica: un presidente democratico e pacifista si vede costretto a sostenere ed incrementare l’intervento militare in un paese straniero, per difendere l’ordine mondiale dagli attacchi del terrorismo, forse anche più difficile, almeno dal punto di vista umano e ideale, della crisi dei mutui “subprime” del 2008 che portò alla catastrofe finanziaria mondiale e al disastro economico.

Una “vita da presidente” costellata di grandi soddisfazioni, prima fra tutte la realizzazione dell’imponente riforma sanitaria (il famoso “Obamacare” del 2010), ma contrassegnato anche dalla grandi tragedie ambientali come il disastro della piattaforma “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico e da tante vicende che segneranno la storia politica e militare dell’intero pianeta, come quella del 31 agosto 2010, quando Barack Obama annuncia il termine delle operazioni militari in Iraq e lo fa dalla stessa scrivania da cui il presidente Bush ne aveva annunciato l’inizio, o il primo maggio del 2011 quando Obama segue dal quartier generale delle forze armate statunitensi l’irruzione dei “Navy SEAL” nel complesso residenziale di Osama Bin Laden, ma anche le annose questioni come il conflitto israelian-palestinese e l’improbo tentativo di conciliare Netanyahu e Abu Mazen, questioni che definire epocali sarebbe poco. Il testo è corredato da un prezioso apparato iconografico, indispensabile per ricordare le grandi circostanze, come la consegna del Premio Nobel per la pace nel 2009, ma anche personali e famigliari come la celeberrima corsa con il cane Bo nei corridoi della Casa Bianca o il “vertice sull’altalena” con la figlioletta Malia.

E torniamo all’inizio: come si è intersecata la storia della presidenza Obama con le vicende italiane? Perché poi porsi questa domanda? Forse per meditare, anche alla luce della crisi di governo di questi giorni, sulla percezione che noi stessi abbiamo del nostro paese. L’Italia, economicamente, ma soprattutto politicamente conta poco, ma a vedere le mezze figure che animano la scena politica italiana, questo è ancora molto lontano dall’essere compreso. Libro indispensabile per chi vuole capire cosa sia successo negli Stati Uniti e nel mondo negli ultimi quindici anni e per comprendere appieno quali siano le poste in gioco nel destino dell’Europa e del mondo. Attendo il secondo, a questo punto imperdibile volume.

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