La partecipazione al referendum è stata più che buona, nessuno ha tirato per l’astensione come, purtroppo, eravamo abituati da qualche referendum sia pure abrogativo e quindi con obbligo di quorum.
Ha vinto il no e non è la prima volta: è il terzo tentativo di riforma organica di parti importanti della Costituzione bocciato dagli elettori. Fu così per la riforma Berlusconi/Bossi nel 2006, cosi nuovamente nel 2016 per la riforma costituzionale Renzi/Boschi e oggi nel 2026 per Meloni/Casati.
Riformare la Costituzione senza coinvolgere le opposizioni è un azzardo e alla fine non riesce a chi a sinistra o a destra cerca di farlo, sia pure con le migliori intenzioni.
La Costituzione nacque esattamente 80 anni fa approvata a quasi l’unanimità da un’Assemblea eletta con il sistema proporzionale e senza premi di maggioranza, non è scritto nella Costituzionalità formale ma in quella materiale e certamente nel sentimento della maggioranza degli italiani di ogni orientamento sembrerebbe che non si possa modificare senza maggioranze larghissime oltre la destra e la sinistra.
Certamente un voto politico e politicizzato ma la maggioranza che ha approvato la riforma e poi l’ha difesa non era forse una maggioranza politicamente molto caratterizzata?
Da qui a farne poi un test politico valido per le votazioni politiche del 2027 ne passa, tante volte le sinistre italiane hanno equivocato il successo del referendum precedente come una quasi certezza di vittoria ma così non è stato e non può essere.
La sconfitta di Meloni al referendum non implica necessariamente e automaticamente la vittoria alle politiche.







