Il punto è sempre il petrolio

Per Trump, e gran parte della destra mondiale che si rifà a lui il Green Deal, cioè il processo di riconversione ecologica dell’economia, per ridurre il ricorso ai combustibili fossili sia con con il risparmio energetico che con l’adozione di risorse energetiche alternative è il male. Non esisterebbe per lui nemmeno un problema di cambiamento climatico, di surriscaldamento del pianeta, di scioglimento dei ghiacci ma sarebbero fesserie degli ecologisti.

La “bestia nera” sono i motori elettrici, le auto elettriche, che starebbero, secondo lui, mandando in rovina l’industria dell’auto e quindi le nostre società che sull’auto si basano. 

Oggi comprendiamo quale sia il vero disegno di Trump: continuare il più possibile, anche contro la sostenibilità ambientale, con la centralità del petrolio e dei suoi derivati, assicurandone però il controllo agli Usa come dimostra la guerra che ha scatenato contro l’Iran.

Il petrolio da cui siamo tuttora dipendenti, soprattutto in Italia e per questo siamo troppo dipendenti dagli Usa, è l’oro nero il cui controllo, grazie al primato militare degli Usa, può garantire agli Usa di rimanere la superpotenza nonostante il declino industriale e il super debito pubblico.

Il Green Deal diventa quindi il nemico numero uno di Trump ma anche l’unica chance che hanno l’Europa e l’Italia di garantirsi una vera autonomia nel contesto globale.

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Immagine di Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.