Nu Arts & Commuinty, la serata cinema ha inaugurato il festival a Casa Bossi

All’Arengo del Broletto si è svolto il secondo appuntamento con “Nosferatu”

Il trailer di un film, o come si chiamava un tempo in maniera più prosaica, il “prossimamente” è un genere a sé. Si potrebbe dire che il trailer è il riassunto di un film, ma in realtà non è così. Potremmo dire che è una sequenza di illuminazioni allusive sul contenuto stesso della pellicola. Gli “Action 30” che aprono la terza edizione del festival “Nu Arts & Commuinty” nel cortile di Casa Bossi a Novara, fanno qualcosa di ancora diverso. Si potrebbe dire che mettano un film sotto una pressa facendone una versione lillipuziana, ma con un risultato grandioso. Il collettivo di artisti, fotografi, grafici, musicisti, filosofi, disegnatori e videomakers opera una alterazione per sottrazione del film, associando ad esso un’inedita colonna sonora elettronica di grande impatto che in qualche modo “ricolloca” le pellicole in altro ambito, rispetto al contesto entro cui sono nate.

Casa Bossi (o quel che ne resta) è un ambiente quanto mai adatto a questo tipo di performance. Proposti quattro film, anzi quattro “short film”: “Le sang du poète”, surrealista e geniale pellicola di Jean Cocteau, dove un poeta cerca di sbarazzarsi dell’immagine di una bocca che gli è misteriosamente comparsa su una mano. “Haxan, la stregoneria attraverso i secoli” di Benjamin Christensen, film-documentario del 1922, sul rapporto tra stregoneria e isteria; “Il gabinetto del Dottor Calligari” di Robert Wiene, capolavoro dell’Espressionismo cinematografico che non ha bisogno di presentazioni ed infine il lirico e poetico “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi, del 1963, girato in una Matera, fatta passare per Gerusalemme, con un Gesù ribelle ed intensamente politico. Il nastro musicale, come già detto, fa letteralmente rivivere le pellicole e le colloca su un piano “altro”, sorprendentemente attuale.

All’Arengo del Broletto il secondo appuntamento con “Nosferatu” per la regia di Fredrich Wilhelm Murnau, (film che compie cento anni) musicato egregiamente da “Arsenale Ensemble” diretto da Filippo Perocco. Il film è stato restaurato recentemente dalla Cineteca di Bologna. Certo che cento anni nel cinema sembrano mille, ma l’operazione del magnifico Ensemble trevigiano opera una sorta di resurrezione della pellicola, costruendo un commento musicale sulla base della musica colta contemporanea, ma imbastito di rumorismo e sentori di musica popolare dell’Est Europa e arricchito da molti altri richiami e citazioni. Di grande varietà la composizione del gruppo con Livia Rado, soprano, Ilario Morciano al sax, igor Zobin alla fisarmonica, Roberto Durante al pianoforte e sinth, e Filippo Perocco alla direzione. Gran bel film quello di Murnau, con quel senso dell’orrore pieno di pathos, con quella Transilvania così agreste e credibile, con quella giusta dose di ingenuità che fa parte della storia del cinema che, se oggi ci fa un po’ di tenerezza, questa poi viene ampiamente compensata dalla colonna sonora che sembra modellarsi meravigliosamente sulla pellicola, sui suoi ritmi e sulla sua forma, trasportandola nella nostra contemporaneità e rendendola ancora così degna di essere rivista e ricordata. Un inizio di festival pregno di raffinatezze cinematografiche e musicali. Da organizzatori così appassionati e passionali come Ricciarda Belgioioso e Corrado Beldì, da curatori così attenti come Andrea Lissoni ed Enrico Bettinello, ci si poteva aspettare molto, ma credo che al termine del festival il molto sarà diventato moltissimo…

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Mario Grella

Mario Grella

Nato a Novara, vissuto mentalmente a Parigi, continua a credere che la vita reale sia un ottimo surrogato del web.

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