Il videoprogetto di Chiara Pasetti all’attenzione di due atenei italiani

“Io resto a casa”, divenuto da settembre “Aspetto la fine”, il videoprogetto che da un anno (dallo scoppio dell’emergenza Covid nel nostro Paese) l’autrice novarese Chiara Pasetti sta realizzando insieme al regista savonese Mario Molinari e con l’adesione del cantante Achille Lauro (che ha concesso l’utilizzo dei suoi brani musicali) è approdato nel mondo universitario italiano. Ben due atenei, quello di Macerata e quello di Roma Tre, hanno infatti promosso, nelle giornate di giovedì 18 e venerdì 19 marzo un convegno da remoto dal titolo “Parole che non c’erano. La lingua e le lingue nel contesto della pandemia”. A organizzarlo sono state le professoresse Irene Zanot e Simona Pollicino, docenti rispettivamente nell’università marchigiana e in quella della capitale. L’interesse per il progetto, nato in un contesto locale – novarese e ligure – ha poi finito, capitolo dopo capitolo (o, se si preferisce, video dopo video…), per assumere una dimensione nazionale e anche di più, vista la partecipazione di ragazzi francesi. L’emergenza originata dal Covid, oltre a stravolgere consuetudini e stili di vita, ha finito per mutare sensibilmente tutta l’organizzazione del mondo scolastico, dalle classi dell’obbligo sino al mondo universitario. Una situazione che non ha avuto precedenti e che sta profondamente cambiando e proponendo un diverso uso di parole preesistenti, già al centro di un dibattito linguistico e sociologico.

Chiara Pasetti è intervenuta del corso dei lavori della seconda giornata insieme ai fratelli novaresi Enrico ed Edoardo Borghesio (entrambi studenti universitari a Torino, iscritti alle facoltà di Lettere e di Ingegneria, ma anche attori teatrali nella compagnia “Il terzo polo”), offrendo una visione e una testimonianza di un progetto «nato per i ragazzi e realizzato con i ragazzi – dice Pasetti – dove la loro partecipazione è fondamentale nel comprendere situazioni e disagi che hanno finito per stravolgere le relazioni quotidiane, dentro e fuori la scuola, a tutti i livelli».

Sicuramente un’esperienza bella e interessante, conclude Pasetti, «anche se non certo facile per chi come me è abituata a esprimere concetti legati al mondo letterario, mentre in questa situazione si è sconfinati in atri linguaggi come quello dell’arte, della musica e, in particolar modo, delle immagini».

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