Francesco Guccini e il concerto dell’occupazione al Carlo Alberto: «Ci disse che ribellarsi era giusto»

Ho molte cose che mi legavano a Francesco Guccini, come tutti o quasi quelli della mia generazione e adesso che la direttrice di questa testata mi chiede un suo ricordo, non faccio alcuna fatica a ricordare tutti i suoi concerti a cui ho assistito, i libri letti, le interviste.

Proprio qualche mese fa leggendo il bellissimo libro di Riccardo Bertoncelli “Abitavo a Penny Lane” (Feltrinelli) ho potuto gustare tutti i particolari di quella singolare e affettuosa amicizia nata tra il poeta e il suo fustigatore, colui che meritò un posto di “tutto riguardo” nell’Avvelenata, la canzone-monstre che scandalizzò tutta quell’italietta bigotta, democristiana e anche un po’ fascistoide, (più o meno come quella di oggi insomma). Oggi persino Giorgi Meloni dice di amare le sue canzoni, così va il mondo…

Però il ricordo più caro di Francesco è per me quello del concerto che tenne per noi studenti del liceo artistico che nell’anno 1977 occupammo l’allora Convitto Carlo Alberto e, naturalmente per tutti gli altri studenti che parteciparono a quell’evento (allora gli “eventi” non erano le cacce al tesoro o l’inaugurazione di un nail bar). Benché lontani i ricordi sono vivissimi, come è vivissimo il ricordo di quelle epiche lotte politiche. Francesco si dimostrò per ciò che veramente era, un cantautore impegnato che non si sottraeva certo alla solidarietà verso un movimento di studenti in lotta.

Quando Cecilia Colli mi ha chiesto se avevo una fotografia di quel giorno, si è un po’ stupita della mia risposta negativa. Eh già non esistevano i cellulari, scarseggiavano le macchine fotografiche, ma soprattutto, non amavano essere fotografati, in fondo stavamo occupando una scuola e nessuno ci avrebbe fatto i complimenti per questo, nessuno ci avrebbe dato la sua solidarietà se non uno come Francesco Guccini appunto.

Su quel palco improvvisato, cantò quattro-cinque canzoni (tra le quali l’Avvelenata e la Locomotiva), ci salutò a pugno chiuso e ci disse che ribellarsi era giusto. No, gli amici della signora Meloni non c’erano, non li avevamo lasciati entrare, perché noi come Francesco eravamo partigiani (cioè di parte) e non ci andava bene tutto, non ci andava bene il mondo com’era, come non andava bene a Francesco Guccini e la sua vita e la sua opera sono lì a dimostrarlo.

Su una cosa non la penso come lui, non credo “… Ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete…” e non ci sarà nemmeno più uno come lui a ricordarcelo.

Ciao Francesco.

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Immagine di Mario Grella

Mario Grella

Nato a Novara, vissuto mentalmente a Parigi, continua a credere che la vita reale sia un ottimo surrogato del web.