Fabio Genovesi torna a Novara e si racconta: «Bisogna provarci perchè andrà tutto bene»

«Sono pagine di struggente bellezza, vibrazioni ed echi che si sollevano e si smorzano come le onde del mare. Dietro una prosa di sfumata leggerezza, dietro lo schermo del ciclismo, si nascondono gli angoli più insabbiati della psiche». Lo ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera nella sua recensione di “Cadrò, sognando di volare“, l’ultimo romanzo di Fabio Genovesi, lo scrittore di Forte dei Marmi che torna in libreria dopo quasi tre anni di assenza.

E che sarà a Novara mercoledì 5 febbraio alle 21 al Circolo dei lettori, proprio per parlare del suo libro. Dopo tre anni da “Il mare dove non si tocca”, che aveva portato anche nella città gaudenziana, lo ritroviamo introverso e geniale come sempre, nostalgico ma brillante a raccontarci della sua ultima opera: «È la storia di un ragazzo che doveva partire per il militare e invece si ritrova a fare il servizio civile in un casa di riposo per i preti. Un ragazzo che per motivi dettati da altri studia giurisprudenza contro voglia e che nell’ospizio incontra don Basagni, un prete bisbetico ottantenne che non esce mai dalla sua camera che da giovane non avrebbe voluto fare il prete. Entrambi che si ritrovano a fare ciò che non avrebbero voluto e che vengono accomunati dalla passione per il Giro d’italia nell’anno, il 1998, in cui vince tutto Pantani, anche il Tour de France. Un personaggio che rappresenta il loro contraltare diventando un maestro di vita: colui che con tenacia e caparbietà riesce a ottenere quello che vuole, a differenza loro che continuano a rimandare.

 

 

Dunque è questo il significato del titolo del libro?
Il messaggio è: provaci perché andrà tutto bene, provaci perché mal che vada andrà bene comunque: non provarci è il modo migliore per essere tristi. Negli ultimi anni le persone che leggono i miei libri mi ringraziano perché, dicono, riescono a dimenticare la loro vita per qualche ora. Io non sono felice di questo perché significa che quelle persone stanno facendo una vita che non avrebbero voluto e ne hanno perso il senso.

Allora come si fa?
Non è vero che la vita è “ma tanto ormai”, non esistono gli orologi che mettono ostacoli, sono tutte bugie. Noi non diventiamo vecchi ma solo più arresi. E non esistono sbagli: sbagliamo tutti i giorni quando ci allontaniamo sempre di più da quello che avremmo voluto essere e ci ritroviamo da un’altra parte. Non possiamo pianificare tutto perché la vita è troppo casuale; in questo momento in cui siamo minacciati dalle guerre, da un clima politico instabile, noi ci ossessioniamo a pianificare… non lo trovo giusto. Siamo belle persone, invece, se dimostriamo di essere contenti di ciò che siamo perché in questo modo abbiamo più da dare agli altri.

Tornando un attimo alla storia, non si tratta di un libro sul ciclismo…
Assolutamente no. Ho preso Pantani come esempio di una persona che era uno spettacolo, che viveva così meravigliosamente da arrivare sempre dove voleva. Mi piace raccontare di cose vere perché sono quelle che restano eterne.

Una curiosità: scrivi ancora nella cabina dello stabilimento balneare?
Certo! Siamo a gennaio ma ci sono giorni in cui si sta bene anche solo in camicia. Ho impiegato quasi un anno a scrivere il libro e in tutto questo tempo mi sono dedicato solo a questo: si può dire che la scrittura sia la mia sposa.

Giovedì 6 febbraio, nell’ambito della rassegna “Bellestorie” promossa dalla Fondazione Lucrezia Tangorra, Fabio Genovesi sarà all’istituto San Lorenzo e alla scuola elementare Bottacchi e racconterà il suo libro per ragazzi “Rolando del camposanto. Due fantasmi da salvare”.

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