Forza Italia, una nostalgica Stefania Craxi ha scaldato l’anima socialista del partito

La figlia dell'ex leader del Psi, invitata dal coordinatore del capoluogo degli “azzurri” Roberto Cota, ha incontrato mercoledì sera i candidati in corsa per un seggio a Palazzo Cabrino. Rivendicando il lavoro svolto dal padre, «che portò l'Italia ad essere la quinta potenza economica al mondo»

L’orgoglio di chiamarsi Craxi e rivendicando dopo tanti anni ancora una volta il lavoro svolto dal padre alla guida del Governo alla metà degli anni ’80, «che portò l’Italia ad essere la quinta potenza economica al mondo». Un discorso molto “socialisteggiante”, andato persino oltre l’omaggio floreale di un mazzo di garofani a lei fatto da una candidata alla fine. Si è concluso così l’incontro avvenuto mercoledì sera in città fra Stefania Craxi e diversi esponenti di Forza Italia in corsa per un seggio a Palazzo Cabrino alle prossime elezioni amministrative.

Invitata dal coordinatore cittadino Roberto Cota (che non ha mancato di ricordare come all’interno del partito sia tuttora presente un’anima socialista), la senatrice “azzurra” ha parlato di una campagna elettorale «che non deve stare nelle nostre mani, ma in quelle degli elettori. Mancano due settimane – ha ricordato – è importante che tutti quanti voi convinciate il maggior numero di persone possibili ad andare a votare. Ma più ancora è fondamentale la partecipazione di tutti».

Allargando l’orizzonte ha ribadito come «l’Italia sia da tempo in crisi. Sono in crisi la politica, le istituzioni, l’economia, la convivenza civile. Un degrado iniziato circa trent’anni fa con la distruzione del sistema politico di allora. Iniziò un grande processo mondiale chiamato globalizzazione nel quale il potere dell’economia e della finanza diventò molto più forte, investendo il mondo occidentale e il nostro Paese con particolare violenza. Il nostro sistema andava riformato, fin dal 1979 mio padre invocava una profonda riforma che fosse in grado di reggere l’urto. Furono distrutti i cinque partiti che hanno fatto grande l’Italia e con loro la capacità di selezionare la classe dirigente politica».

Una “scrematura”, secondo Stefania Craxi, «che cominciava dal basso, nelle periferie, nei paesini. Era la scuola della vita che il partito ti faceva fare, un confronto giornaliero con i cittadini. Quel meccanismo è stato distrutto sino ad arrivare al paradosso di oggi dove qualcuno è arrivato in Parlamento con cinquanta clik su un computer. Una volta la cosiddetta casta non esisteva, perché a Roma poteva arrivarci l’operaio, il contadino come il docente universitario».

Da dove si può ricominciare? «Da capo, che non vuol dire dal passato, ma ridare alla politica dignità, tornare a inculcare ai giovani il rispetto delle istituzioni – ha detto rivolgendosi ai candidati – Una politica in grado di parlare a ogni singolo individuo, che non lasci indietro nessuno. Ci vuole un governo vero, che non vuol dire cambiare la legge elettorale. Occorre introdurre quello che già auspicava mio padre, un presidenzialismo moderno, con un bipolarismo avanzato, finendola con questo linguaggio “di guerra”. In un Paese civile si devono confrontare legittime posizioni che devono sfociare nel Governo». In questo panorama «Forza Italia deve portare il suo contributo e il nostro partito partito ha sempre rifiutato certi toni».

Belle parole e standing ovation finale. Peccato solo che Stefania Craxi continui a militare in un partito che non celebra periodicamente un congresso e dove le cariche non risultano elettive (nemmeno con un clik), ma vengano sistematicamente calate dall’alto…

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Luca Mattioli

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