Quirinale story: dalla fine del terrorismo al tramonto della Prima Repubblica con Pertini e Cossiga

Due elezioni profondamente diverse, quelle del 1978 e del 1985. Il nome dell'ex partigiano socialista (poi votato con una maggioranza plebiscitaria) viene accolto dopo una lunga fase di stallo, mentre il democristiano sardo sale al Colle dopo un solo scrutinio

Il 1978 è l’anno dove l’offensiva del terrorismo nei confronti dello Stato raggiunge il suo culmine con il sequestro e l’uccisione del presidente della Democrazia Cristinana Aldo Moro dopo l’uccisione della sua scorta nell’agguato di via Mario Fani. Ma il 1978 è anche l’anno dei tre papi e dei due conclavi: Paolo VI, stanco e malato, si spegne a Castelgandolfo la sera del 6 agosto e i cardinali il 26 dello stesso mese eleggono come suo successore il patriarca di Venezia Albino Luciani, che assume – per la prima volta – un doppio nome, Giovanni Paolo, un chiaro omaggio nei confronti dei suoi due predecessori. Il suo pontificato, però, dura lo “spazio di un sorriso” (come lo definirono le cronache dell’epoca), perché viene trovato morto nella sua stanza il successivo 28 settembre, dopo soli 33 giorni di regno. Riconvocati a Roma, questa volta i cardinali compiono una svolta epocale eleggendo il 16 ottobre l’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla. E’ il primo papa non italiano dopo 455 anni. Ha inizio con lui il pontificato di Giovanni Paolo II.


In Italia il 1978 è anche l’anno in cui cambia l’inquilino del Quirinale, ma con sei mesi di anticipo. Il mandato di Giovanni Leone, destinato a concludersi in dicembre, si interrompe improvvisamente con le sue dimissioni (le prime non per motivi di salute, come successo a Segni nel 1964) il 15 giugno, proprio mentre l’attenzione di tanti italiani è rivolta ai Mondiali di calcio in Argentina. Travolto dal cosiddetto “scandalo Lockheed”, Leone getta la spugna, cogliendo le forse politiche un po’ impreparate. Ai primi scrutini i principali partiti votano i cosiddetti “candidati di bandiera”: la Dc Guido Gonella, il Psi il solito Pietro Nenni e il Pci Giorgio Amendola, per poi optare nelle successive votazioni con la tattica della scheda bianca.


Il 2 luglio il segretario socialista Bettino Craxi propone ufficialmente il compagno di partito Sandro Pertini, ricevendo il rifiuto da parte dei democristiani, che rivendicano il Colle a un esponente del partito di maggioranza relativa.


Solo dopo una quindicina di “fumate nere”, anche su pressione (per la prima volta) dell’opinione pubblica di fronte a questa fase di prolungato stallo, la Dc accetta il nome di Pertini, sul quale convergono le preferenze di tutte le forze del cosiddetto “arco costituzionale”. L’8 luglio l’anziano ex partigiano è dunque eletto con 832 voti su 995 (maggioranza mai raggiunta nelle precedenti occasioni).


Prima ancora che il mandato di Pertini si concluda, nella primavera del 1985 il segretario della Dc Ciriaco De Mita avvia con gli altri partiti – per la prima volta decisamente prima della convocazione del Parlamento in seduta comune – le prime trattative sul nome del nuovo capo dello Stato. Si vuole a tutti i costi evitare di ripetere la situazione accaduta sette anni prima, ma soprattutto la dirigenza democristiana, che da due anni ha già dovuto cedere la guida del Governo proprio a Craxi, vuole a tutti i costi “riprendersi” il Quirinale. In tempi brevi viene raggiunto un accordo anche con i comunisti sul nome di Francesco Cossiga, scelta condivisa anche dagli altri partiti. L’esponente politico sardo viene così eletto al primo scrutinio (il 24 giugno) con 752 voti su 977. Quando terminerà il suo incarico, tante cose sarebbero nel frattempo cambiate.

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Luca Mattioli

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