Economia&Lavoro

Una vendemmia abbondante e di qualità. Parola di Confagricoltura

Le prossime tre quattro settimane saranno fondamentali per capire come si presenteranno i grandi rossi del Piemonte. E non c'è preoccupazione per la mancanza di lavoratori

Una vendemmia abbondante e di qualità. Sono queste le previsioni di Confagricoltura in vista della raccolta delle uve che andranno a costituire l’annata 2020. Per quanto riguarda la sua evoluzione, la vendemmia si presenterebbe buona e con punte di autentica eccellenza. Dal punto di vista del quantitativo si può parlare di una resa vicina ai livelli del 2018, quindi con un aumento del 10% rispetto a dodici mesi fa.

Il tutto nonostante diversi fenomeni temporaleschi che hanno interessato diverse zone del territorio piemontese e che per i quali la Regione Piemonte ha trasmesso al Governo la richiesta di stato di emergenza. La fase finale di questo processo, ha fatto sapere la stessa organizzazione agricola, viene seguita sull’intero territorio attraverso una rete di 40 tecnici. La qualità delle uve è buona e le gradazioni dovrebbero essere in aumento rispetto a quelle dello scorso anno.

Per quanto riguarda il calendario, secondo gli esperti, le prossime tre quattro settimane saranno fondamentali per capire come si presenteranno i grandi rossi del Piemonte. I primi grappoli ad essere raccolti saranno quelli dei vitigni Pinot Nero e Chardonnay per la produzione dello spumante, poi si passerà al Moscato nell’Astigiano. Il tutto sino ad arrivare intorno al 20 settembre con le Barbera, sino ai “nostri” Nebbioli dell’Alto Piemonte.

Al di là delle condizioni climatiche, che sempre contraddistinguono il periodo della vendemmia, quest’anno l’intero comparto ha dovuto letteralmente fare i conti con l’emergenza Covid. La riduzione dei volumi commercializzati ha provocato una giacenza in cantina, alla quale dovrebbe aggiungersi la produzione di quest’anno, già annunciata come abbondante. Qualche produttore sarebbe orientato ad attivare quella che viene chiamata la “riserva vendemmiale”. Nella sostanza, si tratterebbe di tenere da parte un certo quantitativo della produzione e renderlo disponibile qualora dovessero aprirsi sbocchi sul mercato, o addirittura alla “vendemmia verde”, operazione che consiste nel gettare una parte del prodotto ritenuto eccedente in cambio di un rimborso comunque considerato “irrisorio”. Infine, è stata manifestata la preoccupazione che, a causa delle particolari misure sanitarie imposte dalla recente emergenza e dalla mancanza di lavoratori extracomunitari, possano sorgere difficoltà nella raccolta delle uve.

«Non è il nostro caso – ha spiegato Antonello Rovellotti, dell’omonima ditta vinicola di Ghemme – visto che per quanto riguarda le Colline Novaresi lo “spettro temporale” per la raccolta delle uve è decisamente ampio e molti produttori, al di là della conduzione familiare, possono tranquillamente lavorare con pochi addetti».

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