Economia&Lavoro

Rilancio dell’economia, la ricetta del presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia

Secondo Gianni Filippa gli assi portanti sono riduzione della tassazione sul lavoro, semplificazione burocratica e aumento della produttività, oltre a investimenti in infrastrutture, stradali e informatiche

Riduzione della tassazione sul lavoro, semplificazione burocratica e aumento della produttività, oltre a investimenti in infrastrutture, stradali e informatiche: sono gli assi portanti per una strategia di rilancio dell’economia e dell’occupazione che secondo il presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (Cnvv), Gianni Filippa, consenta di guardare oltre l’emergenza Covid e l’impatto che rischia di avere sul sistema produttivo e sul mercato del lavoro, tanto a livello nazionale quanto a livello locale.

«Si tratta – sostiene Filippa – di interventi che non possono più essere rinviati se vogliamo provare a far ripartire il nostro Paese e a fargli avere il ruolo che merita in Europa. Non possiamo continuare a essere il fanalino di coda della Ue: l’anno scorso il Pil italiano era al livello della crisi del 2009, mentre quello tedesco era superiore del 30%, e dopo la crisi Covid torneremo indietro di trent’anni. Abbiamo un rapporto deficit/Pil al 160% e stiamo spendendo soldi pubblici per dare sussidi, non per fare investimenti come in Germania e in Francia. Per questo dobbiamo approfittare più possibile dei fondi europei che saranno a disposizione già nei prossimi mesi, cercando di utilizzarli al meglio attraverso una progettualità lungimirante e in una prospettiva di medio/lungo termine».

 

 

«Ogni azione – aggiunge – deve essere misurata in base ai risultati ottenuti. Anche per quanto riguarda i rapporti di lavoro dobbiamo avere il coraggio di prendere atto che l’attuale sistema non funziona, altrimenti non avremmo migliaia di disoccupati, specialmente tra i giovani. Il sindacato deve difendere i suoi iscritti, che sono principalmente lavoratori dipendenti e pensionati, ma noi dobbiamo pensare anche a chi non sta lavorando, in particolar modo ai giovani. In Italia, inoltre, abbiamo retribuzioni mediamente inferiori alla media europea e dobbiamo trovare il modo per pagare meglio le persone, ad esempio attraverso incentivi e premi, non discrezionali ma in base a risultati stabiliti all’inizio dell’anno con criteri oggettivi, purché con adeguati sgravi fiscali. La tassazione sul lavoro ha, infatti, costi sempre meno sostenibili per le imprese: mi chiedo, e vi chiedo, se è giusto che per un premio di mille euro netti a un collaboratore il costo aziendale debba essere di 2.300/2.500 euro. Come ha detto di recente anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, serve quindi una riforma organica, perché non si può pensare che sia la tassazione del mercato del lavoro a mantenere tutto il resto. Non abbiamo bisogno di ridurre l’orario lavoro, ma di coniugare produttività e salari».

«A questo problema strutturale – prosegue Filippa – si aggiungono le spese, davvero ingenti, che gli imprenditori devono sostenere per far fronte agli infiniti adempimenti burocratici a cui devono sottostare le loro aziende: una specie di “tassazione occulta” che richiede un impiego di personale che non può essere dedicato alla produzione e al business ma soltanto al disbrigo di pratiche e procedure a volte anche discrezionali. Dobbiamo semplificare e sburocratizzare per davvero, quindi, perché la produttività si aumenta anche riducendo il tempo dedicato a lavori inutili».

«Un’ultima considerazione – conclude – va fatta su chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro: se i primi stipendi di un neo-assunto sono di poco superiori al “reddito” percepito da chi riceve solo sussidi come possiamo motivare i giovani a professionalizzarsi e a cercare un impiego soddisfacente? Dobbiamo incentivare le persone a cercare un lavoro e a specializzarsi sempre più, non dare loro soldi per far niente… Speriamo che nelle prossime settimane l’attenzione del mondo politico non sia concentrata solo sulle elezioni regionali e sul referendum ma anche su come far ripartire l’industria e l’economia senza gravarle di ulteriore burocrazia e incertezza: nel caso qualcuno non se ne ricordasse abbiamo ancora troppe leggi senza i rispettivi decreti attuativi e non possiamo continuare a intraprendere in una condizione simile».

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