Dalla Sarpom ecco il biocarburante “made in Novara”

Presentato dalla società trecatese questa mattina, venerdì 24 marzo, un progetto per la raffinazione da residui di olio vegetale. L'assessore regionale Marnati: «Bruxelles dovrà capire che l'alternativa non deve essere solo quella elettrica»

Ha visto la luce presso lo stabilimento trecatese della Sarpom un progetto innovativo di raffinazione in co-processing che consentirà la produzione di biocarburante originato da olio vegetale. Ad annunciarlo sono stati questa mattina, venerdì 24 marzo, i vertici della società, ospitati al Castello Visconteo Sforzesco di Novara dal sindaco Alessandro Canelli e dall’assessore regionale Matteo Marnati, che come titolare delle deleghe all’Energia e all’Ambiente ha seguito con molto interesse la nascita di questa opportunità.
Proprio il primo cittadino ha aperto gli interventi parlando di «un progetto che nasce sul nostro territorio.

Lo sviluppo di soluzioni di biocarburante non può che farci piacere, non solo a livello locale, ma anche di sistema Paese». Per Canelli l’attuale «spinta verso l’elettrico creerebbe forti dipendenze da filiere che non solo controllate. L’elettrico è così necessario o forse sarebbe meglio andare su un mix di soluzioni che potrebbero consentire all’Italia di rimanere con una sua indipendenza di fonti energetiche? La spinta sui biocarburanti può contemporare da una parte le esigenze di attenzione dal punto di vista ambientale e dall’altro quello di non dipendere da altri. Una filosofia industriale che il nostro Paese dovrebbe seguire».


Alle sue parole si è associato Marnati, ribadendo quella che in materia è anche la posizione del Governo itlaiano: «La strategia non deve essere indirizzata unicamente verso l’elettrico. Il 100% della produzione energetica piemontese deriva da fonti rinnovabili ma rappresenta solo il 15% di quello che consumiamo – ha detto – Continuiamo a dipendere dal nucleare francese. Il fine è quello di giungere al 2030 – 2050 a un processo di decarbonizzazione totale, ma per noi quello che conta è il mezzo».


La raffineria arriverà quindi a produrre biocombustibile attraverso la raffinazione di residuo esterificato di olio vegetale di palma, non quello utilizzato negli alimenti: «Siccome nella nostra Pianura Padana abbiamo anche un problema legato all’inquinamento, dobbiamo abbattere anche le emissioni in atmosfera. L’obiettivo è quello di produrre un 10-15% attraverso scarti che provengono dall’agricoltura e quindi non a caso chiamato “oro verde”. La volontà della Regione è favorevole a questo progetto, con il conseguente rilascio dell’autorizzazione. E’ l’inizio di un percorso concreto per rispondere alle esigenze energetiche che abbiamo a livello locale ma non solo. L’innovazione energetica si può fare, investendo sul nostro territorio per non dipendere da altri Paesi».


Nel dettaglio il progetto è stato presentato dal direttore dello stabilimento Sarpom Giuseppe Buonerba: «Abbiamo previsto una tecnologia innovativa, sviluppata e testata da noi, con la trasformazione di una biomassa di scarto in un biocombustibile di tipo avanzato. Un progetto che riduce l’impronta carbonica di una raffineria, mutando uno scenario al quale eravamo abituati da settant’anni. Questo rappresenta il primo step, il primo passo, tanti ne dovranno seguire e che è un motivo di orgoglio. E poi sostengo anche io che questo progetto nasce dal territorio, come la biomassa di scarto. Il territorio ha trovato la soluzione a un problema globale, di fornire energia a una popolazione che ne ha bisogno, ma riducendo il suo impatto ambientale». Aspetto non trascurabile è quello che il progetto è nato dopo una serie di test eseguiti nel novembre del 2020, i cui risultati sono giunti nel marzo del ’21 e il successivo brevetto è stato depositato tre mesi dopo: «Un risultato eccezionale, che è stato possibile raggiungere anche in un momento caratterizzato dalla pandemia».


Dal punto vista tecnico Dario Campani e Fabrizio Portinari di Sarpom, ribadendo alcuni concetti già espressi. Ma quale potrà essere la quantità di carburante prodotta? «Quella di soddisfare una città delle dimensioni di Novara, ma è importante sottolineare che potremo utilizzare anche biomasse alternative a quelle che stiamo già utilizzando. Si giungerà a produrre carburanti purificati grazie a un processo innovativo che permetterà di ridurre il consumo di idrogeno».


«Un progetto innovativo che ci piace tanto come Regione – ha chiosato ancora Marnati – Mi auguro che possa arrivare anche sui tavoli di Bruxelles, per fare capire che esistono soluzioni alternative all’elettrico».

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Luca Mattioli

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