Upo, maratona per Ahmad. Avanzi: «Accuse false, non crediamo a una sola parola»

Upo, maratona per Ahmad: Avanzi «Accuse false, non crediamo a una sola parola». È stato il rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Giancarlo Avanzi, ad aprire la non stop on line promossa proprio dall’Upo per salvare la vita al ricercatore iraniano Ahmad Djalali incarcerato in una prigione in Iran e condattato a morte.

Nel momento in cui scriviamo la maratona è ancora in corso grazie alla partecipazione di 164 scienziati provenienti da tutto il mondo: Italia, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Colombia, Etiopia, Francia, Grecia, India, Irlanda, Israele, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Sri Lanka, Sudafrica, Svezia, Svizzera e Usa. Tra i relatori anche Sir Richard J. Roberts, Nobel per la Medicina nel 1993 che ha raccolto le firme di altrettanti 150 Nobel per chiedere la liberazione di Ahmad.

 

 

«Fin dal 2016 – ha detto il rettore – anno in cui Djalali è stato imprigionato, non abbiamo mai smesso di supportarlo. Abbiamo interpellato tutte le istituzioni e sembrava che qualcosa si fosse smosso. Nelle ultime settimane, invece, Ahmad è stato riportato nel braccio della morte e l’esecuzione viene rimandata di giorno in giorno. È stato accusato di spionaggio senza alcuna prova certa: non abbiamo mai creduto a una sola parola».

Tra gli interventi anche quello di Luca Ragazzoni, coordinatore del Crimedim, da sempre in prima linea per la scarcerazione di Ahmad, oltre alla moglie di Djalali, Vida Mehrannia, collegata dalla Svezia e Caroline Pauwels, rettore della Vrije Universiteit Brussel in Belgio dove Ahmad ha lavorato.

Per seguire la maratina cliccare QUI

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