Strage del Mottarone, tre accuse di omicidio colposo aggravato. Manomesso il freno per evitare il blocco dell’impianto

«Rimozione dolosa dei sistemi di cautele sugli infortuni sul lavoro e con una condotta che comporta un disastro. Un reato molto grave. È stato disabilitato il freno di emergenza che avrebbe dovuto funzionare nella cabina. Lo hanno fatto consapevolmente per consentire alla cabinovia di continuare a funzionare nonostante i malfunzionamenti. Gli interrogati hanno subito ammesso quello che avevano fatto, in modo particolare in un caso l’impressione è stata che si fosse liberato di un peso».

Queste le parole del comandante dei carabinieri di Verbania, il colonnello Alberto Cicognani, questa mattina i microfoni di Sky tg 24. La gravissima accusa di omicidio colposo aggravato pende sulle teste di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, la Ferrovie Mottarone, il direttore e il capo operativo del servizio. Nella serata di ieri sono stati accompagnati in procura come persone informate sui fatti e, in seguito, dopo l’arrivo degli avvocati, tra cui anche Canio Di Millia (ex sindaco di Stresa), si è capito che le loro posizioni si erano rapidamente aggravate. Nella notte i tre sono usciti su tre diverse camionette dei carabinieri e trasferiti in carcere.

 

 

«La manutenzione pochi giorni prima non aveva risolto il problema – ha continuato Cicognani – e così hanno deciso di disabilitare il freno. Nel momento in cui si è tranciato il cavo, la cabina è tornata indietro a causa della mancanza del freno ed è precipitata. Il motivo per cui si è spezzata la fune non possiamo ancora saperlo: non possiamo escludere che il malfunzionamento avvia provocato la rottura, così come la rottura sia stata dovuta ad altre cause come la disabilitazione del freno. I primi ad accorgersi della dinamica sono stati i militari del nucleo investigativo già nella mattinata di domenica 23 maggio (giorno della tragedia, ndr) osservando alcuni dettagli, Abbiamo così approfondito le ricerche attraverso esperti che ci hanno confermato come il dispositivo sia fondamentale per attivare il freno di emergenza».

A disporre il fermo è stato il procuratore capo di Verbania, Olimpia Bossi, che con il pm Laura Carrera coordina le indagini dei carabinieri. Nei loro confronti la procura chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare.

Le indagini non finiscono qui. In giornata potrebbero essere ascoltate altre persone.

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