Slot machine: il Piemonte ha una nuova legge, ecco cosa cambia

Rossi (Pd): «Restiamo l’unica regione in Italia in cui le slot non potranno tornare nei bar, diminuiscono le distanze dai luoghi sensibili. Una brutta giornata». Lanzo (Lega): «Salviamo una categoria di lavoratori onesti, corretto un grave errore»

Slot machine: il Piemonte ha una nuova legge, approvata definitivamente ieri (8 luglio) in consiglio regionale, al termine di un lungo e acceso dibattito fra maggioranza e opposizione. I consiglieri di minoranza, dai loro banchi, hanno anche esposto un cartello con scritto «Non finisce qui». Tra le novità principali, rispetto alla normativa che era stata approvata all’unanimità nel 2016, la riduzione da 500 a 400 metri (che scende a 300 nei comuni con meno di 5.000 abitanti) dai luoghi considerati sensibili (scuole, università, banche, sportelli bancomat, money transfer, compro oro, ospedali e strutture d’accoglienza) e l’impossibilità dei sindaci di intervenire sugli orari di apertura delle sale giochi.

La nuova legge stanzia 955mila euro, derivanti dall’attuazione, per azioni a tutela del contrasto del gioco patologico d’azzardo. Prevede, inoltre, l’attivazione di interventi di monitoraggio e di prevenzione del rischio del gioco d’azzardo patologico mediante iniziative di sensibilizzazione, educazione, informazione e comunicazione da svolgere anche nelle scuole a partire dal ciclo della primaria; informare genitori e famiglie sui programmi di filtraggio e blocco dei giochi on line; l’assistenza e la consulenza telefonica, tramite l’estensione di numeri verdi esistenti. Previsti anche corsi di formazione per il personale dei locali, a spese dei datori di lavoro.

La Regione rende, inoltre, disponibile tramite le ASL, un decalogo di azioni sul gioco sicuro e responsabile e i contenuti di un test di verifica per una rapida valutazione del rischio di dipendenza da gioco patologico d’azzardo. E vieta qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco e sale scommesse.

Le vetrine dei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco non devono essere oscurate con pellicole, tende, manifesti o altro oggetto utile a limitare la visibilità dall’esterno.


Il vicepresidente della Commissione sanità, il novarese Domenico Rossi, promotore della legge approvata nel 2016, commenta: «Non è un bel giorno per i piemontesi. Abbiamo perso la battaglia in difesa della legge 9/2016 per la prevenzione e il contrasto del gioco d’azzardo patologico, ma l’opposizione più dura che ho visto in questi sette anni a Palazzo Lascaris non è stata vana: il Piemonte resta l’unica regione in Italia in cui le slot non potranno tornare nei bar nonostante i desiderata della Lega. Slot e macchinette potranno tornare nelle tabaccherie, diminuiscono le distanze dai luoghi sensibili, si riducono i poteri dei Sindaci sulle restrizioni in termini di orari, insomma il Piemonte cambia direzione. E’ un peccato, dopo i significativi passi avanti ottenuti grazie alla norma votata all’unanimità nel 2016, certificati da ricerche e studi, che la Lega abbia deciso di vanificare tutto. E’ assurdo che Forza Italia, la giunta e soprattutto il Presidente Cirio, che si è sottratto al  dibattito così come gli assessori Icardi e Chiorino, abbia avallato questa scelta sciagurata. Non è credibile che non sia ancora chiaro a tutti come l’aumento dell’offerta di gioco sia la causa della richiesta, solo riducendo le opportunità il fenomeno può essere tenuto sotto controllo».

Di parere diametralmente opposto il consigliere novarese Riccardo Lanzo, vicepresidente del gruppo Lega a Palazzo Lascaris: «Con questo voto garantiamo la prevenzione rispetto a una patologia grave e nello stesso tempo salviamo una categoria di lavoratori onesti e per questo siamo soddisfatti. A bilancio abbiamo messo un milione di euro all’anno per prevenire la dipendenza legata al gioco d’azzardo perché la nostra priorità resta quella della tutela della salute di tutti i cittadini piemontesi, ma non potevamo permettere che scendesse l’oblio su una categoria di lavoratori onesti che venivano invece considerati di serie B a causa della retroattività di una legge non equilibrata. Abbiamo rimediato a un grave errore».

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