Ricordati a Vignale i “Tredici Martiri” nel 78° anniversario dell’eccidio

Questa mattina nella frazione novarese la tradizionale cerimonia commemorativa davanti alle lapidi al ponte stradale e a quello ferroviario. L'assessore Moscatelli: «Non partoriamo figli per essere massacrati dalla violenza altrui»

Sono trascorsi 78 anni dall’eccidio dei “Tredici Martiri” di Vignale, ma il ricordo rimane e deve rimanere vivo, anche se il trascorrere del tempo continua a “rapire” testimoni diretti di quel tragico episodio. Stamattina, domenica 28 agosto, nella frazione alle porte di Novara è avvenuta la tradizionale commemorazione dei tredici giovani – Renato Crestanini, Giovanni e Natale Diotti, Fausto Gatti, Igino Mancini, Secondo Passera, Erminio Sara, Orione e Spartaco Berto, Antonio Denti, Pietro Milinari, Giuseppe Schiorlini e Angelo Saini, tutti all’epoca minorenni – fucilati il 26 agosto 1944 nella tra il ponte della “provinciale” e quello della ferrovia per essersi rifiutati di arruolarsi tra le forze della repubblica di Salò.


Una cerimonia come sempre semplice, quella organizzata dall’Anpi e da Assoarma, preceduta da una funzione religiosa nella chiesa di Vignale e dal corteo delle autorità che ha raggiunto i luoghi dove sono posizionati i due cippi. L’orazione ufficiale è stata tenuta ancora una volta, in rappresentanza del Comune, dall’assessore Silvana Moscatelli («Credo sia la quindicesima volta – ha ricordato – ma ogni volta provo una profonda commozione»), che ha esordito dicendo di provare «una profonda amarezza di fronte a quell’episodio che rappresentò il totale disprezzo della vita di tredici giovani. Oggi noi dobbiamo ricordare quel tragico momento perché simili eventi non possano accadere più. Perché costituiscono un monito, sia per la nostra generazione sia per quelle future».


Dopo aver ricostruito quel tragico episodio Moscatelli ha rivolto un pensiero ai parenti dei giovani, alle madri, «e ad altre madri che in questo momento sono colpite dalla stessa tragedia di una guerra folle, anche se tutti i conflitti sono il prodotto della follia umana. Permettetemi di dire ai potenti – ha aggiunto – che noi madri non partoriamo figli per essere massacrati dalla violenza altrui. Ma perché costituiscano il futuro nostro e della nostra terra. Ma nell’orrore di quanto accaduto allora si trovano le radici della nostra libertà e democrazia. Due valori che insieme alla pace costituiscono le fondamenta solide della nostra Costituzione». Ma per l’esponente della giunta novarese «la libertà, la pace e la democrazia sono valori che vanno continuamente difesi, perché non sono mai conquiste definitive. Lo dimostrano i tragici eventi dolorosi a cui stiamo assistendo in questi mesi di guerra in Ucraina. Ma la colpa è di tutti. Evidentemente non riuciamo a frenare questa follia che travolge uomini, donne ma anche tanti bambini innocenti».

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Luca Mattioli

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