Regione, contributi alle Rsa per 6 milioni. Sindacati e Pd: «Insufficienti». Somma più consistente al De Pagave

Sul territorio di Novara sono quattordici le strutture che hanno inviato la richiesta

La Regione Piemonte stanzia 6 milioni di euro alle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie per anziani e minori che hanno subito in modo considerevole una battuta d’arresto nelle entrate durante la pandemia, secondo quanto prevsito dalla legge regionale 3/2021. Le domande approvate sono 359, 17 quelle respinte. I criteri prevedono per ciascun ente beneficiario un contributo di 724 euro moltiplicato per il numero di posti letto autorizzati al funzionamento nelle tipologie ammissibili alla relativa struttura.

Sul territorio di Novara sono quattordici le strutture che hanno inviato la richiesta; quella che ha ricevuto il cintribuito maggiore è il De Pagave conseguentemente al numero dei posti (109) per un ammontare di 78.916 euro. In città ci sono anche La Terra Promessa 2 di Piazza D’armi (2.896 euro), il Parco Del Welfare (10.136 euro), la Comunità educatica Giovanile (7.240 euro) e l’istituto per minori Santa Lucia (7.240 euro). In provincia l’Opera Pia Curti di Borgomanero (11.584 euro), la Casa Di Riposo di Arona (14.480 euro), la Casa di Riposo Nobile Nobile di Varallo Pombia (11.584 euro), la Cooperativa Sociale san Sereno di Biandrate (13.032 euro), il Centro Polifunzionale di Galliate (13.032 euro) e La Locanda Della Camelia Rosa di Borgo Ticino (11.584 euro).

Cifre che, però, secondo Cgil e il Partito Democratico regionale non sono sufficienti a colmare le mancate entrate. «Quanto stanziato non eviterà il default di diverse strutture, soprattutto le più piccole – commenta il consigliere del Pd Domenico Rossi -. Così facendo, nel giro di pochi mesi resteranno solo le grandi realtà, spesso multinazionali, a poter operare nel settore. Stiamo lavorando affinché aumentino i servizi domiciliari, ma nel frattempo non possiamo pensare di cancellare delle realtà che da decenni si occupano degli anziani, anche per salvaguardare i posti di lavoro. A tal proposito sarebbe interessante capire dove sono finiti i risparmi che la Regione ha prodotto con le Rsa? Sarebbe bello se avessero finanziato maggior servizi domiciliari, ma dubitiamo che sia così. Stiamo ricevendo, inoltre, diverse segnalazioni, da strutture che non erano a conoscenza del bando della regione e che, quindi, non hanno richiesto il contributo. Interrogheremo la Giunta per capire se sono stati utilizzati tutti i canali e per chiedere di valutare una riapertura dei termini di presentazione delle domande».

«Facciamo un esempio: la gestione di un utente convenzionato di una Rsa in fascia alta costa, da ormativa regionale 95,73 euor al giorno pari a 2871,9 euro mese. Se prendiamo ad esempio Una struttura che (da marzo 2020 a dicembre 2020) non ha potuto far fare ingressi per il blocco o rallentamento degli stessi e quindi non ha potuto occupare una 50ina di posti di quel livello, quella struttura ha perso, per il solo anno 2020, e calcolando ovviamente una sorta di escalation di inoccupazione nel corso dei mesi, circa 1 milione di euro di entrate per il solo 2020» spiega Paolo Del Vecchio, segretario Fp Cgil Novara e Vco.

«I ristori della Regione Piemonte di questi giorni sono una goccia nel mare di quello che veramente servirebbe per ridare prospettive ai servizi per non autosufficienti ed alle Rsa. Eppure altre Regioni si sono comportate diversamente. Persino la stessa Regione Lombardia, di pari colore politico, ha fatto molto di più. Per esempio, attraverso un meccanismo particolare, hanno riconosciuto alle strutture un finanziamento aggiuntivo che ha permesso di far avere alle RSA i soldi che sarebbero comunque arrivati se non ci fosse stato il covid e per il 2021, oltre a ciò, un 2,5% in
più rispetto al 2020. Una sorta di riconoscimento di tutti i posti occupati convenzionati anche se, a seguito dei decessi e del blocco degli ingressi, non lo erano e non lo sono ancora. Crediamo urgente per la salvaguardia dei posti di lavoro (tantissimi e prevalentemente occupate da donne), e a salvaguardia di una rete di servizi che svolgono una tutela pubblica della salute e del benessere, che la Regione debba investire molto, ma molto di più di quanto ha fatto fino ad ora».

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