Rapina a pensionati con la scusa del postino: madre e figlia condannate a 8 anni

Ha perso un mondo di affetti. La pensionata vittima ancora oggi non riesce a darsi pace: «Quei gioielli erano un ricordo di famiglia, dei miei genitori, farei di tutto per riaverli». Lei e il marito, la mattina del 30 novembre 2022 in Baluardo Partigiani a Novara, erano stati derubati da due donne, dopo aver attirato l’uomo fuori casa con una scusa, avevano fatto razzia nell’appartamento. Sebbene il proprietario di casa avesse cercato di fermarle inseguendole per strada, una delle due ladre era fuggita con parte dei monili. La coppia di anziani era parte civile al processo contro le due donne identificate quali autrici di quel colpo, A.L. e M.L., 57 e 36 anni, madre e figlia, che sono state condannate rispettivamente a 8 anni e mezzo di carcere la prima, e a 8 anni la seconda.  

Erano tornate nella stessa zona in cui la cinquantenne era già stata tantissimi anni fa, nel 2015, quando in centro aveva tentato di rubare a casa di un avvocato. Il 30 novembre di due anni fa, secondo quanto ricostruito dalla polizia, le due erano entrate in azione con un modus operandi ormai collaudato: una aveva suonato il campanello della coppia di anziani, fingendosi il postino e chiedendo al proprietario di scendere, mentre l’altra era entrata in casa approfittando del fatto che la porta era rimasta socchiusa. Sorpresa dalla moglie del pensionato, era scesa nell’androne con soldi e gioielli. Lì era nata una colluttazione con l’uomo che cercava di fermarla, finito poi rovinosamente a terra. La complice rimasta in strada, avvicinandosi e fingendo di interessarsi a quanto accaduto all’anziano, e di aiutarlo, ne aveva approfittato per farsi passare la refurtiva e dileguarsi. Era uno scatolino contenente i ricordi di famiglia. Altri gioielli, quelli che la ladra aveva in tasca, sono stati fortunatamente recuperati.

La polizia si era messa al lavoro per identificare la complice della cinquantenne fermata in flagranza, che era risultata essere la figlia, riconosciuta dalle vittime in album fotografici.

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