Pochi medici e assenza di pediatri: Novara tra le province più critiche

Lo rivela un report di Cittadinanzattiva sul fenomeno dei "deserti sanitari" in Italia e sulle misure previste dal Pnrr

Carenza di operatori sanitari, e nuove strutture lontane dai comuni periferici: Novara è tra le province più critiche. Lo rivela un report di Cittadinanzattiva sul fenomeno dei “deserti sanitari” in Italia e sulle misure previste dal Pnrr che afferma come «dal Nord al Sud del Paese mancano medici, sia di famiglia che ospedalieri, ma anche infermieri e pediatri. In particolare nelle zone periferiche e ultraperiferiche delle aree interne».

Novara risulta tra le 39 province italiane dove «gli squilibri, tra numero professionisti e cittadini, sono più marcati, classifica nella quale primeggiano vaste aree di Lombardia e Piemonte».

La nostra provincia mostra una situazione particolarmente negativa sulla scarsità di medici per bambini: è terza a livello nazionale con 1.370 minori sotto i 16 anni per ogni pediatra di libera scelta, comunque in una classifica in cui il Piemonte appare come la peggior regione: a precedere Novara c’è Asti (1.813 bambini per pediatra) e saltando Brescia (1.482) seconda; dopo Novara si trovano Vercelli (1.367) quarta, Cuneo (1.331) sesta, Torino (1.320) settima e Alessandria (1.236) decima, con una media nazionale di 1.061 minori per pediatra.

Il primato negativo delle province del Nord Italia si conferma anche per la scarsità di medici di famiglia, ma più sull’area di Lombardia e Veneto. Novara comunque ha il negativo primato regionale con 1.384 cittadini sopra i 15 anni per ogni medico di medicina generale, mentre gli altri dati piemontesi seguono dai 1.339 di Cuneo ai 1.238 di Alessandria e la media nazionale è a 1.245.

Il rapporto di Cittadinanzattiva (presentato a Roma giovedì 19 gennaio) analizza anche la realtà ospedaliera rilevando la presenza di ginecologi, cardiologi e farmacisti. Qui gli squilibri riguardano in particolare il Sud Italia, con dati anche allarmanti, ma Novara si segnala sopra la media nazionale nel rapporto tra ginecologi e popolazione femminile over 10 (4.937 medici ogni donna), un po’ meglio della situazione regionale (che vede fino a 6.690 pazienti per medico nel Vco) ma sopra la media nazionale di 4.132. Per confronto: il dato di Caltanissetta è 40.565.

Decisamente migliore, invece, la presenza di cardiologi. Negli ospedali del novarese ce n’è uno ogni 4.422 cittadini over 15, mentre la media nazionale è di 6.741 e in Piemonte si varia tra il dato novarese che è il minore e gli 11.124 del Biellese. Eclatante la carenza di cardiologi a Bolzano: uno ogni 224.706 cittadini.

Infine i farmacisti ospedalieri: a Novara uno ogni 22.811 cittadini (fanno meglio Torino e Vco ma ad Alessandria sono uno ogni 52.161) con la media italiana a 26.182.

CASE E OSPEDALI DI COMUNITA’ NEL PNRR

Il report si sofferma anche sui servizi sanitari di prossimità, cioè Case e Ospedali di comunità che sono oggetto della Missione 6 salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per rendere sempre più efficace il Sistema Sanitario, con l’obiettivo di garantire equità di accesso alle cure e rafforzare la prevenzione e i servizi sul territorio. Cittadinanzattiva ha voluto monitorare lo stato di avanzamento del Pnrr ed approfondire una possibile correlazione tra la desertificazione sanitaria e i servizi sanitari di prossimità, con uno sguardo particolare alle cosiddette Aree interne, cioè i centri minori, oltre la metà dei comuni, dove vivono oltre 13,5 milioni di italiani, e soprattutto a quelli periferici e ultraperiferici. Una realtà che interessa oltre 454mila piemontesi in 372 comuni, di cui oltre 76mila nei 131 centri più periferici.

Piemonte e provincia di Novara sono posti sotto osservazione in quanto aree dove si rilevano i più alti rapporti tra abitanti e personale sanitario, considerando che il Pnrr provvede a finanziare gli investimenti per le strutture ma molto poco la gestione e per far funzionare i nuovi servizi occorrerà assumere più personale e finanziare i suoi costi. Il rischio, avverte Cittadinanzattiva, è che si vada verso una mancata efficacia degli interventi, in particolare nelle zone segnalate per carenza di sanitari.

Il primo dato sottolineato tra quelli più critici è che in Piemonte con il Pnrr fra tutti i comuni più periferici è prevista una sola Casa di comunità (in provincia di Vercelli) e ovviamente nessun Ospedale di comunità. Un po’ meglio nelle Aree interne relative ai 241 comuni “intermedi” (in tutto 378mila abitanti) dove sono destinate 13 delle 125 strutture previste (10 su 82 Case di comunità e 3 su 27 Ospedali di comunità.

Per Novara il Pnrr prevede 7 Case di comunità (di cui 2 in Aree interne intermedie) e 2 Ospedali di comunità (di cui 1 in aree intermedie). Completano il quadro dei servizi sanitari di prossimità nella nostra provincia anche 3 Centrali operative. Nel Vco sono previste 3 Case e 1 Ospedale, nessuno in Aree interne.

A livello nazionale su un totale di 1.431 Case di comunità 508 (il 35,5%) sono destinate ad Aree interne, mentre dei 434 Ospedali ne sono destinati 163 (il 37,6%).

L’ALLARME DI CITTADINANZATTIVA

«Mancano dati certi, aggiornati e facilmente reperebili sulla carenza di personale sanitario – afferma Anna Lisa Mandorlino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – e questo non agevola la programmazione degli interventi. Le riforme previste anche da Pnrr optranno avere gli effetti sperati se all’investimento sulle strutture si affiancherà un adeguato investimento sul personale. Allo stesso modo occorre dislocare gli spazi di salute rafforzando le aree deboli del Paese e tenedo conto della natura dei territori e non solo di una logica aritmetica sul numero di abitanti».

Per questo, in occasione della Giornata europea dei diritti del malato, il 18 aprile, verrà promossa una mobilitazione nazionale a difesa del SSN e per una riforma dell’assistenza che sia a misura dei territori.

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Antonio Maio

Antonio Maio

Nato a Lecco il 26 febbraio 1957, vive a Novara dal 1966. È sposato e ha un figlio. Iscritto all'ordine dei giornalisti il 30 aprile 1986 ha svolto la professione quasi esclusivamente ai nove settimanali della Diocesi di Novara fino a diventarne direttore nel settembre 2005, carica mantenuta fino a tutto il 2016.

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