Piano Casa, bocciatura dei sindacati. Canelli: «Migliorabile, ma è un passo avanti»

Il nuovo Piano Casa del Governo arriva con l’obiettivo di affrontare una delle emergenze sociali più sentite: quella dell’abitare. Sul territorio novarese, però, il provvedimento raccoglie soprattutto critiche. I sindacati degli inquilini Sunia Cgil e Sicet Cisl giudicano insufficienti le risorse e contestano l’impianto della riforma, mentre Uniat Uil lo considera un punto di partenza da migliorare. Di diverso avviso il sindaco di Novara Alessandro Canelli, che pur riconoscendone i limiti difende il piano e invita a valutarlo come un primo passo.

Il nodo delle risorse e degli alloggi da recuperare

La principale contestazione riguarda l’entità dei finanziamenti. Il Governo ha previsto uno stanziamento complessivo di 970 milioni di euro distribuiti nell’arco di cinque anni. Tradotto sul 2026, significa circa 194 milioni disponibili. Secondo Federcasa, per recuperare un alloggio di edilizia residenziale pubblica servono mediamente tra i 20 e i 25 mila euro. Questo consentirebbe, nelle migliori ipotesi, il recupero di circa 7.700 alloggi in tutta Italia.

Numeri che, secondo i sindacati, risultano insufficienti se confrontati con la situazione locale. Atc Piemonte Nord ha infatti censito 925 appartamenti da ristrutturare nel proprio territorio: 342 in provincia di Novara, 372 nel Vercellese, 200 nel Verbano-Cusio-Ossola e 11 nel Biellese.

Per Giovanni Baratta del Sicet, «il Governo ha presentato il Piano Casa come la soluzione a tutti i problemi delle famiglie che non trovano casa, ma non sarà così». Il sindacalista sottolinea inoltre come il provvedimento sia stato elaborato «senza alcun confronto con le parti sociali» e sia stato accolto con forti perplessità anche dagli enti locali.

Le critiche di Sunia: «Si favorisce la privatizzazione»

Ancora più netta la posizione del Sunia. Secondo la referente Domenica Macrì il provvedimento «non garantisce il rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica, non assicura un adeguato recupero del patrimonio esistente e finisce invece per favorire la vendita e la privatizzazione degli alloggi pubblici».

Tra gli aspetti più contestati c’è infatti la possibilità di alienare parte del patrimonio ERP, utilizzando gli incassi per riequilibrare i bilanci degli enti gestori. Una scelta che, secondo Macrì, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato.

«L’emergenza abitativa è esplosa da anni. Dopo la pandemia le condizioni economiche delle famiglie sono peggiorate e il mercato privato non è più in grado di offrire canoni sostenibili. Oggi un affitto assorbe ben oltre quel 35% del reddito che dovrebbe rappresentare la soglia massima di sostenibilità.»

Nel solo Piemonte Orientale, ricorda il Sunia, nel 2024 risultavano 3.486 domande di casa popolare, ma oltre 2.400 famiglie non hanno ottenuto un’assegnazione. Nel novarese restano inoltre centinaia di richieste ancora in attesa.

Per il sindacato la priorità dovrebbe essere il recupero del patrimonio esistente, il rifinanziamento del fondo sostegno affitti e una riforma del mercato delle locazioni private che favorisca contratti stabili.

Commissari straordinari e sfratti

Altro punto contestato riguarda la scelta del Governo di nominare due commissari straordinari con poteri speciali per accelerare gli interventi. Secondo Sunia e Sicet il rischio è quello di centralizzare le decisioni, svuotando il ruolo di Comuni, Regioni e degli stessi enti gestori che già operano sul territorio.

Perplessità anche sulle nuove procedure relative agli sfratti. Baratta precisa però un aspetto che spesso, a suo giudizio, viene raccontato in modo distorto «La proprietà privata deve essere tutelata. A Novara non è vero che gli inquilini sfrattati rimangono nelle abitazioni all’infinito. La novità è che il tribunale dovrà segnalare preventivamente ai Comuni le situazioni di fragilità affinché possano prenderle in carico».

La posizione della Uil: «Un punto di partenza»

Più prudente il giudizio della Uil. Roberto Fimiano, dell’Uniat Uil, considera il Piano Casa «un buon punto di partenza», pur evidenziando la necessità di correggere diversi aspetti.

«La priorità è recuperare gli alloggi oggi vuoti. Per farlo devono essere coinvolti anche i sindacati degli inquilini. La casa deve tornare ad essere una vera priorità della politica. Adesso siamo curiosi di vedere come il piano verrà concretamente attuato».

Cgil: «Non affronta davvero il problema»

Anche la Cgil esprime forti riserve. Per Chiara Corbellini della segreteria confederale, il Piano Casa «non prende realmente atto dell’emergenza abitativa né dello stato della rete pubblica che dovrebbe gestire questi interventi».

Secondo la sindacalista il diritto all’abitazione rischia di essere ulteriormente indebolito: «Non può esistere una vera edilizia pubblica se contemporaneamente si continua a smantellare il settore pubblico anche negli altri ambiti.»

Canelli: «Migliorabile, ma meglio averlo»

Di segno opposto la valutazione del sindaco di Novara Alessandro Canelli. Pur riconoscendo che il provvedimento può essere perfezionato, il primo cittadino ritiene positivo che il Governo abbia finalmente messo mano al tema: «Questo intervento si sarebbe dovuto fare già prima del Superbonus 110%. Anzi, il 110% avrebbe dovuto essere destinato soprattutto all’edilizia pubblica, migliorando l’efficienza energetica degli immobili e riducendo anche le spese sostenute dagli inquilini».

Canelli ricorda inoltre come il Comune di Novara abbia destinato circa il 70% delle risorse Pnrr disponibili proprio all’edilizia residenziale pubblica: «Il Piano Casa è certamente migliorabile, ma è meglio averlo che non averlo. Il Governo sta facendo quello che può con le risorse disponibili, senza dimenticare che questo intervento arriva dopo il grande sforzo economico del Pnrr».

Resta ora da capire se il confronto con i territori porterà modifiche al testo durante l’iter parlamentare. Su un punto, tuttavia, tutte le parti sembrano concordare: l’emergenza abitativa è ormai una delle principali questioni sociali del Paese e non può più essere affrontata con interventi limitati o sporadici.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore