«Non voglio andare contro la legge ma sono pronta a un atto dimostrativo»

«Non voglio andare contro la legge ma sono pronta a un atto dimostrativo». Giusy Meli, titolare del salone Spettiniamoci, racconta i quasi due mesi di chiusura e lo sconcerto nell’apprendere che l’ultimo dpcm del 26 aprile impone l’apertura di estetisti e parrucchieri il 1 giugno e non più l’11 maggio come era stato ipotizzato in un primo momento.

«Siamo chiusi dall’11 marzo e abbiamo perso quello che per noi è il periodo migliore – racconta – in primavera ci sono matrimoni, cresime e comunioni. Ad aprile abbiamo la preparazione delle spose e a maggio le cerimonie. Tutta la mia famiglia vive di questo: il mio ex marito e mio figlio che lavorano con me, e poi miei fratelli che gestiscono l’altro salone. Le perdite sono del 100% per non parlare del fatto che abbiamo dovuto mettere in cassa integrazione in deroga le dipendenti che, a oggi, non hanno ancora ricevuto nulla».

La preoccupazione è anche per la modalità con cui si potrà riaprire: «Noi siamo in otto e dovremo fare turni da quattro perchè lo spazio non consentirà a tutti di lavorare nello stesso momento – prosegue Meli -. Inoltre potremo ricevere i clienti solo su appuntamento con una conseguente perdita importante di incassi. Per non parlare del fatto che ho dovuto investire una cifra considerevole per l’acquisto di dispositivi di protezione e attrezzature monouso sia per noi che per i clienti e che arriveranno in giornata. A conti fatti potrei aprire già domani. Certo non voglio andare contro la legge, ma sono pronta a un atto dimostrativo come mettermi a lavorare gratis davanti al negozio con una sola poltrona. Dovremmo farlo tutti per farci sentire».

 

 

Un argomento di cui si sono occupate anche le associazioni di categoria tra cui Cna Piemonte Nord tramite il direttore, Elio Medina: «Questa scelta è intollerabile, rappresenta una condanna a morte per l’intero settore. Solo nell’area Piemonte Nord, che comprende le province di Novara, VCO e Vercelli, sono quasi 2mila le imprese tra parrucchiere, estetiste, manicure, in cui lavorano oltre 4mila addetti. Questo comparto partecipa in maniera determinante all’economia italiana, oltre a essere essenziale per garantire il benessere della popolazione. Contestualmente lanciamo un appello ai nostri clienti: non ricorrete a chi esercita abusivamente. Oltre a un danno economico per le parrucchiere regolari che responsabilmente stanno osservando l’obbligo di chiusura è un pericolo per la salute».

 

 

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