Mense dei poveri: utenza più che triplicata dal primo lockdown

Mense dei poveri: utenza più che triplicata dal primo lockdown. Quella di Sant’Egidio, in via Dolores Bello, è passata da 120 a 500 persone sfamate quotidianamente e dai frati cappuccini di San Nazzaro alla Costa le cene distribuite sono passate da «una ventina a sera a 50-60, con picchi di 70 in certe serate».

Alla vigilia della nascita delle nuove “zone rosse” uno dei tanti virologi balzati, anche loro malgrado in certi casi, sotto le luci mediatiche si era lasciato scappare la battuta infelice secondo cui «non si vedono persone che muoiono di fame per strada». Ma a guardare i numeri di questo vero e proprio boom di richieste d’aiuto alle mense solidali della città, viene da dire che le vittime della crisi economica derivanti dal Coronavirus non sono da ricercare sui marciapiedi o sulle strade, piuttosto fra le mura domestiche. Dove tutti siamo stati costretti a rifugiarci.

Chi sono i nuovi poveri che hanno bussato alle vostre porte?

La mensa di via Dolores Bello

«Soprattutto cinquantenni che avevano un lavoro precario e che ora si trovano in grosse difficoltà – spiega Daniela Sironi, responsabile della Comunità di Sant’Egidio sul territorio novarese – Accanto a queste situazioni abbiamo anche madri anziani che vivono con figli che hanno problemi di salute, famiglie di orfani in cui il figlio più grande è appena diciottenne, oltre a famiglie che la sera non riescono a offrire un vero e proprio pasto ai figli, magari perché non avendo più soldi si sono visti staccare l’erogazione del gas e per cena possono proporre solo merendine e patatine confezionate. Per queste ultime il fine settimana è il momento peggiore, perché i bambini non vanno a scuola e non hanno neppure il pranzo della mensa scolastica». Ma in questa situazione drammatica sono sorte anche delle forme di solidarietà fra vicini di casa: «Ci sono anziani – continua Sironi – che vengono a ritirare la cena anche per altri anziani del condominio che non possono muoversi. La nostra mensa, infatti, è attiva sia con l’asporto sia per la consumazione sul posto: è possibile far sedere solo una persona per tavolo, ma non sono in molti a fermarsi».

 

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Gli ospiti della mensa dei frati appartengono a fasce d’età differenti: «Il nostro pubblico è composto per lo più da giovani o giovani adulti, principalmente maschi e di origine africana, ma abbiamo visto crescere anche gli italiani. Il numero delle persone che si sono rivolte a noi è cresciuto progressivamente già durante il primo lockdown, periodo in cui abbiamo iniziato a servire le cene con la formula ad asporto. Quello che ci ha colpito è che prima con pioggia e freddo il numero delle persone in coda calava, ora invece vengono sempre: segno che sono più affamati».

Il Natale non si ferma grazie ai pranzi d’asporto
Mancano poco più di tre settimane al 25 dicembre ed entrambe le realtà hanno già previsto un’alternativa al loro tradizionale pranzo solidale di Natale, ovvero l’asporto. «E’ l’unica soluzione possibile – commentano i frati cappuccini – Cercheremo di farlo un po’ più ricco del solito. Purtroppo sappiamo che fra le persone che si rivolgono a noi ce ne sono anche che vivono in rifugi di fortuna e che, purtroppo, dovranno per forza consumarlo lì».

La solitudine e l’impossibilità di poter avere una giorno di Natale conviviale è uno dei temi posti al centro anche dalla Comunità di Sant’Egidio, che negli ultimi anni ospitava ben 2.000 persone ai propri pranzi, fra Novara e Borgomanero. «Daremo sicuramente la priorità agli anziani con la consegna a domicilio di pasti monodose, accompagnati dai bigliettini augurali che stiamo preparando con gli alunni delle scuole di Sant’Agabio, Sant’Andrea (quartieri in cui la Comunità ha dei presidi) e della nostra Scuola della pace. Stiamo anche preparando dei cesti e dei regali per i bambini. Tra il 24 e il 25 avremo un piccolo esercito di Babbi Natale all’opera. Ovviamente i loro sorrisi arriveranno dagli occhi, perché dovranno per forza essere doppiamente mascherati. E cercheremo di portare anche un po’ di musica nei quartieri, con dei “carretti sonori itineranti” che accompagneranno i Babbi Natale. In questo modo la gente potrà affacciarsi e scambiarsi comunque gli auguri. In questo momento l’importante è disseminare comunque tracce di Natale e vicinanza».

Il Natale della solidarietà non si ferma, ma entrambe le realtà hanno bisogno di forze per dargli vita: ecco come mettersi a disposizione
Sant’Egidio cerca volontari prima di Natale per l’impacchettamento dei regali e dalla Vigilia per la consegna di doni e pasti a domicilio. Contattare i seguenti recapiti: 0321.33387 oppure 327.5893399 o scrivere a info@csepiemonte.org
Inoltre, la mattina di Natale, è possibile aiutare i frati nella distribuzione dei pasti che avverrà presso il convento di San Nazzaro. Chi fosse interessato può chiamare lo 0321.494129

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