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Medicina riabilitativa: il progetto ReNova è una realtà
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Medicina riabilitativa: il progetto ReNova è una realtà

Presentato nella sede distaccata del San Giuliano un laboratorio con avanzata strumentazione tecnologica realizzato grazie alla collaborazione dell'associazione Ancora e il sostegno della Fondazione Comunità Novarese

Un laboratorio palestra dotato di un’avanzata strumentazione tecnologica nella struttura di Medicina fisica e riabilitativa – sede distaccata del San Giuliano dell’ospedale Maggiore – è diventato una realtà ed è stato ufficialmente presentato questa mattina, venerdì 17 maggio. L’iniziativa, che corona un lungo progetto iniziato oltre tre decenni fa, è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’associazione Ancora e al sostegno della Fondazione Comunità Novarese.

Il laboratorio, battezzato “ReNova” (che unisce semplicemente la parola “rehabilitation” al nome della città di Novara) è donato di un sistema antigravitario di sospensione di peso a integrazione di un “tapis roulant” sensorizzato per la rieducazione al cammino delle persone con gravi disabilità, un sistema di rieducazione al movimento con supporto di elettrostimolazione a guida elettromiografica e uno inossidabile di elettrostimolazione per consentire di supportare il riapprendimento neuromotorio durante l’esecuzione di movimenti quotidiani.

«Oggi assistiamo alla conclusione di un percorso iniziato tanti anni fa – ha felicemente commentato il professor Alessio Baricich, direttore della struttura – L’idea di mantenere aggiornato e ai massimi livelli di cura ha richiesto con il trascorrere del tempo il supporto di nuove tecnologie, che ci danno la possibilità di offrire ai pazienti strumenti avanzati per lo svolgimento degli esercizi in una maniera evoluta, sempre con il supporto del personale specifico».

Un salto di qualità, ha proseguito Baricich, ricordando gli inizi durante la direzione del professor Carlo Cisari (presente anche lui all’incontro) in grado di garantire ai pazienti che frequentano la struttura per il trattamento riabilitativo «una serie di risposte che vanno davvero dalle disabilità magari di minore entità, ma molto più frequenti, a quelle più rare ma con un grandissimo impatto sull’autonomia delle persone. Un valore aggiunto di queste tecnologie è che sono estremamente flessibili e trasversali, in grado di poter rispondere in maniera adeguata ai disturbi muscolo-scheletrici ma anche alle patologie più importanti». Un laboratorio a tutto tondo, «in grado di far circolare anche idee e a disposizione di tante persone che afferiscono al servizio».

«Qui comprendiamo come molte parti della medicina siano cambiate – ha aggiunto il direttore generale dell’Aou di Novara, Gianfranco Zulian – La fisioterapia e la riabilitazione ha sviluppato un cammino eccezionale. Tecnologia avanzata, ma bello anche il concetto di poter creare un centro aperto. Siamo partiti da cose apparentemente piccole, ma che si sono evolute e potranno continuare a farlo. Dobbiamo mettere nelle condizioni questo tipo di pazienti di essere persone come tutte le altre».

Progetti ai quali le fondazioni hanno sempre creduto. E da questo punto di vista quella della Comunità Novarese aveva contribuito fin dal 2018 con 30 mila euro per l’acquisto di strumenti robotici e successivamente, grazie al Fondo emergenza Coronavirus e ad altre risorse, aveva supportato in due occasioni con altri 67 mila euro, incluse le donazioni raccolte.

«Siamo una Fondazione di comunità – ha detto il presidente Davide Maggi – quella che oggi vince. Oggi ci stiamo facendo un dono reciproco. Tutti potremmo beneficiare potenzialmente di questa struttura. Quando un ambiente è ricco di condizioni per poter ascoltare le persone tutta la comunità ha vinto. Questo è l’esempio dell’importanza del sistema sanitario nazionale, un tesoro incalcolabile e universalistico che deve dare una possibilità di cura a tutti».

Infine Roberto Toso, presidente di Ancora, che ha ringraziato la FCN per l’aiuto offerto: «Senza di loro, come prezioso è il contributo di un ex paziente come Daniele Caronelli attraverso donazioni personali, non si riuscirebbe a fare nulla. La collaborazione dell’ospedale è sempre stata fondamentale nella realizzazione di tanti progetti, come quello di poter utilizzare questo spazio in particolari orari. Tutto questo ci rende orgogliosi di poter essere parte di questo progetto».

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Luca Mattioli

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