L’ultimo saluto a Giovanni Savoini

Ieri pomeriggio al Cimitero la cerimonia d'addio in forma laica allo scrittore e poeta prematuramente scomparso la scorsa settimana

La bara di legno chiaro collocata al centro dell’area delle dispersioni al Cimitero comunale di viale Curtatone. Attorno, a semicerchio, tanti amici venuti anche da lontano. Con una cerimonia d’addio in forma laica nel pomeriggio di ieri, giovedì 19 maggio, è stato dato l’ultimo saluto a Giovanni Savoini, lo scrittore, poeta e attivista antispecista novarese prematuramente mancato a soli 53 anni la scorsa settimana.


Per chi ha avuto modo di conoscerlo da oltre tre decenni, come è stato ricordato in qualcuno degli interventi che hanno accompagnato la cerimonia, non c’é stato un solo Giovanni Savoini, ma diversi. E non solo perché molteplici sono stati i suoi interessi. La laurea in Sociologia, la passione per i viaggi, i fiori, i cani e la musica: con il fratello Antonio e altri amici aveva costituito una delle tante band – i BeerDerinkers – in voga negli anni ’90 del secolo scorso dove ricopriva il ruolo di batterista. Quella sua capacità di ritmare il tempo sul tavolo, anche senza le bacchette, lo ha sempre conservato. E poi il suo grande interesse per la scrittura, spaziando dai racconti di fantascienza e fantasy, sino a collaborazioni più “impegnate” al Corriere di Novara e in altre testate locali e non, senza dimenticare il suo impegno in diverse associazioni culturali. Sino al grande amore per la poesia haiku, componimento di origine giapponese formato da tre soli versi del quale arrivò a scriverne migliaia.


Una ventina di anni fa la svolta (una delle tante), che lo portò ad abbracciare la causa antispecista. La scelta di abbandonare certe frequentazioni per abbracciarne altre, ma sempre in ogni caso raggiungibile grazie alla “rete”. Anzi, sull’utilizzo culturale del web fu un vero e proprio anticipatore, per idee e contenuti, curarando in prima persona diversi blog.


«Giovanni – lo ricordato con commozione il fratello Antonio – con me aveva la capacità di farsi volere bene ma anche il superopotere di farmi arrabbiare come un toro. Però per me non è stato “Lontano nemmeno un giorno”, proprio come il titolo di uno dei suoi libri di poesie haiku». Perché nonostante tutto era una persona «originale, lunare, affascinante, esasperante, testarda, maledetta e amata».

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Luca Mattioli

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