Le due facce dell’indagine sull’emergenza Covid in Piemonte

Maggioranza e opposizione hanno presentato le relazioni in consiglio regionale. Ciò che ne esce è un quadro a due volti

I risultati dell’indagine sull’emergenza Covid in Piemonte sono stati presentati questa settimana in consiglio regionale e ciò che ne esce è un quadro a due facce: una, quella della maggioranza, che parla di regione virtuosa e risultati egregi nonostante le difficoltà ereditate dalla precedente amministrazione; l’altra, dipinta dall’opposizione come «una tempesta dopo la tempesta» dove ritardi, caos continuo e segnali ignorati hanno reso la pandemia un vero e proprio inferno.

«Nella nostra relazione si trovano solo dati e non slogan – ha dichiarato il presidente leghista della Quarta commissione Sanità Alessandro Stecco -. Qui si racconta di un Piemonte che è stato capace di rispondere molto bene al Covid pur partendo da una situazione molto difficile. Eppure abbiamo arginato la pandemia. E lo abbiamo fatto partendo da alcuni punti di forza come la telemedicina, la piattaforma informatica Covid, la nostra capacità di sviluppare il tracciamento prima e la campagna vaccinale poi o un progetto all’avanguardia come Scuola Sicura. Per primi ci siamo dotati di un’Unità di Crisi e non è vero, come sostengono le opposizioni, che la pandemia è stata gestita mettendo in campo una serie di ‘doppioni’: piuttosto siamo stati capaci di mettere in campo strutture diverse in grado di coordinarsi tra di loro».

«Ci siamo trovati a combattere la guerra della pandemia con le armi spuntate – ha concluso l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, il leghista Luigi Icardi – ma se oggi il Piemonte è saldamente in zona bianca e con un basso tasso di incidenza del virus, lo dobbiamo a tutto il lavoro che il servizio sanitario regionale ha saputo svolgere. Nella fase di picco della seconda ondata siamo stati in grado di curare oltre 48mila persone a casa, un quarto delle quali con l’utilizzo dell’ossigeno. La Sanità si presenta oggi molto più forte e organizzata, con un piano di riforma che potenzia gli ospedali e la medicina territoriale».

«Nessuna regione al mondo era pronta a una situazione del genere, ma, come dimostra la nostra relazione, il Piemonte ha perso alcune partite decisive e le abbiamo pagate care – replicano dall’altra parte i dem Daniele Valle, coordinatore gruppo indagine Covid19, e Domenico Rossi, vicepresidente della commissione Sanità -. La lentezza mai recuperata sui tamponi, le gravi carenze di Dpi a causa delle disposizioni contradditorie sugli acquisti alle aziende sanitarie, le mancate assunzioni nel corso dell’estate 2020, l’assenza di un piano per il recupero delle liste d’attesa, la rimozione e poi la grave sottovalutazione della fragilità delle Rsa nel corso della prima ondata, i ritardi dei posti letto aggiuntivi. In questo caos continuo ci siamo trovati a rincorrere le altre Regioni in una gestione affaticata e lenta delle emergenze. Le responsabilità non sono mai state chiarite dalla giunta e, anzi, spesso scaricate maldestramente su chiunque passasse: a volte su elementi dell’unità di crisi, altre volte su gruppi di esperti o di lavoro, su cariche consulenziali o organismi dalle competenze non ben definite, fino ad arrivare addirittura alle polemiche con i lavoratori del settore sanitario che invece stavano affrontando tutte le emergenze in prima persona».

«Ora la nostra preoccupazione riguarda lo stato attuale dell’assistenza che si garantisce ai pazienti non affetti da coronavirus, la necessità di misurare e individuare le criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie e di recuperare i ritardi sulle liste d’attesa – proseguono i due consiglieri -. Discutere il nuovo piano sociosanitario regionale e, attraverso il Pnrr, garantire sul territorio strutture, case e ospedali di comunità».

Nel dibattito si è inserito anche il vicepresidente del gruppo Lega, Riccardo Lanzo con un intervento di risposta alla minoranza: «Non posso non esprimere la mia indignazione nei confronti di certe affermazioni fatte in aula. E’ facile criticare da dietro un computer dal giardino di casa quando avevamo una giunta che era sul campo, in presenza, 24 ore su 24. Credo che la relazione dell’opposizione segua un unico schema: l’obiettivo di individuare un colpevole all’interno della giunta Cirio. Quella delle opposizioni è una relazione alla ricerca di qualcuno che debba addossarsi la responsabilità della pandemia: solo una bieca strumentalizzazione politica. Dall’altra parte, invece, c’è una maggioranza che ha elaborato un documento oggettivo, obiettivo, basato sui numeri, che ricorda ad esempio come siano stati decuplicati i laboratori per processare i tamponi, ma senza colpevolizzazioni del governo o dell’Europa, nonostante la totale confusione normativa nella quale dovevamo operare nell’affrontare lo stato d’emergenza»

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Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di caporedattore.

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