La solitudine dell’ultimo viaggio

Mancavano pochi istanti alle 13 quando cinque camion dell’Esercito hanno imboccato via Sforzesca con il loro carico di umanità stroncata dal “nemico invisibile”. Destinazione finale di un viaggio, l’ultimo, in solitudine, dopo la solitudine della malattia, il tempio crematorio del cimitero di Novara. Un cielo grigio, un clima freddo e un silenzio irreale hanno accolto i poveri resti di uomini e donne, che nell’asetticità dei numeri della pandemia, sono diventati  le “vittime del Covid 19”.

 

 

Uomini e donne con alle spalle storie di vita, famiglie, figli e nipoti che neppure in questo momento, quello dell’estremo saluto, hanno potuto essere presenti.

Un viaggio iniziato a Bergamo, la città più colpita dall’emergenza, e terminato su una strada laterale che si diparte da via Sforzesca e corre per qualche centinaio di metri fiancheggiata, nell’ultimo tratto, da una muraglia su un lato, e dal carcere dall’altro.

Un mesto e irreale corteo funebre, aperto e chiuso da due gazzelle dei carabinieri.

Ed è in quel momento, al passaggio di quei mezzi, che finora avevamo visto solo attraverso uno schermo,  che tutto diventa terribilmente reale. Ad accogliere i feretri, per l’ultima benedizione, don Andrea Mancini, parroco della Bicocca, il sindaco Alessandro Canelli e il parlamentare novarese Marzio Liuni.

Intanto a mezzogiorno, orario previsto per l’arrivo dei feretri in città, tutte le campane delle chiese di Novara hanno suonato a lutto in segno di vicinanza e di intensa partecipazione.

«Oggi, venerdì 27 marzo, è la giornata in cui il Santo Padre invita tutta la chiesa a unirsi in preghiera a lui alle 18 quando, da piazza San Pietro, presiederà un momento di preghiera in questo momento drammatico che il mondo intero sta vivendo – scrive ai sacerdoti don Don Fausto Cossalter Vicario Generale della diocesi di Novara – Anche la nostra città di Novara vivrà una giornata molto dolorosa. Uniremo la preghiera di tutte le comunità per i defunti di questi giorni e per coloro che, nel lutto, li piangono nella solitudine».

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