La Regione chiede a Songa di dimettersi. Ma lui non risponde

Il consiglio regionale chiama, ma il presidente dell’Atc non risponde. Luigi Songa, finito nella bufera per le dichiarazioni e i comportamenti apertamente fascisti, non ha, almeno per il momento, dato seguito alla richiesta del governatore della Regione, Alberto Cirio, e del presidente del consiglio, Stefano Allasia, di dimissioni dal suo incarico.

Il caso è stato discusso ieri, martedì 11 febbraio, in consiglio regionale, dopo che Allasia ha dato lettura dell comunicazione inviata a Songa nella quale ribadisce la richiesta di «immediata rimozione di cimeli, documenti e simboli riconducibili al fascismo e che non attengono all’attività di Atc. Le dichiarazioni e i comportamenti sono incompatibili con i valori fondanti della Regione Piemonte» chiedendo di «valutare seriamente di rimettere il mandato».

 

 

Critiche sono giunte da ogni parte dell’aula; il suo partito, Fratelli d’Italia, ha invece chiesto che gli venga data l’opportunità di difendersi e dare spiegazioni.

Al dibattito ha preso parte anche la consigliera Pd, Monica Canalis: «Ho apprezzato le dichiarazioni rese dal presidente del consiglio, ma queste sono solo riparative. Fino a quando le dimissioni non arriveranno, noi continueremo a insistere. A chi sono imputabili le scelte di questa classe dirigente? Non mi riferisco solo al presidente Atc, ma anche all’ex assessore Rosso. Dobbiamo chiedere al presidente Cirio o piuttosto ai segretari regionali? Perchè sembra che le decisioni vengano prese all’interno dei partiti. Vanno bene le azioni riparative, ma le decisione devono essere prese prima, le figuracce sono davvero troppe».

«Tutti concordano con quanto abbiamo affermato da subito – ha dichiarato il consigliere Pd, Domenico Rossi – le nostalgie neo fasciste sono incompatibili con le cariche istituzionali perché contro la Costituzione antifascista e perché offendono la Regione Piemonte. Le forze di opposizione hanno detto con chiarezza che la questione potrà dirsi chiusa solo con le dimissioni e non certo con la semplice richiesta delle stesse. Non ci sono scappatoie. Ci aspettiamo che i consiglieri eletti dalla maggioranza si uniscano a quelli di minoranza nella sfiducia nei confronti di Songa. Qualora non dovesse succedere, cosa sulla quale la destra è stata poco chiara, saremmo di fronte a un fatto grave, ma anche a una squalifica del presidente della Regione e del consiglio, che, invece, hanno preso una posizione netta a riguardo».

Richiesta di dimissioni anche dal capogruppo dei 5 Stelle, Sean Sacco: «Avevamo sollevato le nostre perplessità già rispetto alla non conferibilità del primo presidente, Marco Marchioni; ora la sostituzione con Songa è anche peggio della prima nomina. Ci uniamo alla richiesta di dimissioni che sono inevitabili, consapevoli del fatto che è il cda a dover provvedere se lui non si dimette spontaneamente. Non possiamo permettere che qualcuno sporchi l’immagine della nostra istituzione».

Alberto Preioni, capogruppo della Lega, ha affermato: «Dichiarazioni gravi di cui deve rispondere. La nostra parte l’abbiamo fatta, non possiamo fare altro e non prendiamo lezioni di moralità da nessuno. La Lega è antifascista e anticomunista contro tutte le dittature».

I componenti di Atc sono cinque, tre di maggioranza (oltre a Songa, Marco Marchioni e Leo Spataro) e due di minoranza (Emiliano Marino e Piergiacomo Baroni). Se Songa dovesse rimanere sulle sue posizioni e non presentare dimissioni spontanee, basterebbe un solo componente di maggioranza, a fianco dei due di minoranza, per sfiduciarlo.

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