Imprenditore novarese si fingeva calciatore per adescare minorenni, condannato

Si tratta di un 49enne residente a Trecate condannato dal gup di Bari. Le indagini sono state avviate dopo la denuncia della mamma di una dodicenne

Fingendosi un calciatore dei giovanili della Lazio, e presentandosi come il sedicenne «Manuel Belli» sui social, aveva adescato ragazze minorenni facendosi inviare immagini esplicite di nudità. In un caso era anche riuscito a fissare un appuntamento, poi saltato perché la vittima si era trovata di fronte a un adulto («Sono lo zio di Manuel, ti accompagno da lui», quanto riferito) e con una scusa se ne era andata.

Un imprenditore novarese di 49 anni, residente a Trecate, è stato condannato dal gup di Bari in primo grado, con rito abbreviato, a 6 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale con l’aggravante della sostituzione di persona, pornografia minorile, detenzione di materiale personale pedopornografico. Il giudice ha inflitto anche una multa da 40 mila euro e le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio che comporti tutela, curatela, amministrazione di sostegno o rapporto di insegnamento a contatto con i minori.

Le indagini sono state avviate dalla polizia postale pugliese nel settembre 2020 dopo la denuncia della mamma di una dodicenne, e lo scorso novembre sono culminate con l’arresto del novarese. La donna, in un cloud collegato a un account di famiglia, condiviso anche dalla figlia, aveva visto foto e video osè create dalla ragazza. Gli accertamenti hanno consentito di verificare che i file erano stati inviati, dietro pressante richiesta, a un fidanzato virtuale conosciuto sui social. Lui aveva raccontato di avere 16 anni, di essere di Milano ma di vivere a Roma, essendo un giocatore della Lazio. Diceva inoltre di non potersi mostrare in volto per non violare le regole imposte dalla società.

L’inchiesta, in stretto raccordo con la procura per i minorenni, aveva fatto luce sulle modalità di azione del finto giocatore di calcio: una ragazzina gli aveva inviato le sue foto intime, su richiesta del suo «fidanzato virtuale», conosciuto su Instagram. Secondo gli investigatori l’uomo si era anche recato nella città di residenza della ragazzina, pedinandola e anche fotografandola. Le successive perquisizioni a suo carico hanno permesso di trovare sulla rubrica dei telefonici anche le utenze di quattro minori già identificate.

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