Il “muro di Berlino” è in via Marconi. Proteste dei cittadini per le attese al passaggio a livello

Torna alla ribalta l’annoso problema dei lunghi tempi d’attesa al doppio passaggio a livello di via Marconi, un vero e proprio “muro di Berlino” che taglia la città a metà. Sono oltre cinquanta i treni, fra merci e passeggeri, che ogni giorno transitano sulle due linee Torino – Milano e e Novara – Biella; ciò significa circa tre convogli all’ora, escludendo le ore notturne, con le doppie sbarre che rimangono abbassate anche 15/20 minuti.

Una situazione insostenibile per i residenti che vivono poco oltre la ferrovia e per tutti i cittadini che ogni giorno percorrono quel tratto di strada per entrare o uscire dalla città. Un problema che si ripercuote anche sul mercato immobiliare, con prezzi decisamente inferiori alla media per gli immobili oltre la ferrovia.

Se la politica locale, ormai da decenni, continua a fare finta di non conoscere il problema, mentre Rfi se ne guarda bene dal trovare una soluzione alternativa, i cittadini hanno nuovamente fatto presente la questione: siamo così andati sul posto per intervistarli a seguito di numerose segnalazioni.

Sono le 17 e, proprio in quel momento, il passaggio a livello della Torino – Milano si abbassa: nel giro di pochi minuti si affollano decine di pedoni, ciclisti e veicoli che aspettano che la barriera si rialzi che in realtà  con una attesa di 14 minuti, in linea con quelle quotidiane.

«Tutti i giorni faccio questa strada in bici o monopattino per andare a lavoro e ogni volta incrocio le dita che non sia giù il passaggio a livello ma quasi sempre lo è – dichiara Federico -. La linea Torino-Milano, molto trafficata, fa sì che il passaggio a livello sia giù spesso e soprattutto troppo a lungo. Per colpa di questa barriera arrivo in ritardo a lavoro dato che a volte aspetto 15 minuti al primo passaggio a livello e se mi va male altri 10 al secondo della linea di Biella che nel frattempo si abbassa. Mi sembra incredibile che nel 2021 non si possa trovare una soluzione. I percorsi alternativi sono distanti e fanno perdere troppo tempo».

«Sono 25 anni che abito in via Scalise e spero sempre che qualcuno pensi a fare un sottopasso che risolva questo problema – spiega Vincenzo -. A volte ci sono 50 persone ferme davanti alle barriere. Non mi sembra una cosa degna di una città delle dimensioni di Novara».

Così Agostina: «È una vergogna. Per andare al mercato coperto è più il tempo che impiego ferma al passaggio a livello che quello che ci metto a fare la spesa. Cinque anni fa ho parlato con il sindaco Canelli che era in campagna elettorale il quale mi aveva promesso che avrebbe fatto qualcosa ma dopo cinque anni si è completamente disinteressato del problema e qui non lo abbiamo più visto. Nel mio condominio di via Greppi avevamo pensato di scrivere una lettera ai giornali per sollevare il problema».

«Abito in via Marconi vicino alla ferrovia da 13 anni e ho notato che è sempre peggio – commenta Luisa -. il traffico di treni è aumentato, specialmente i merci. Questo passaggio a livello verrà giù 80 volte al giorno ormai è insostenibile per noi residenti che dobbiamo circumnavigare la città per riuscire a raggiungere casa». Dealla stessa opinione Matteo: «Abito da poco sull’angolo di via Costantino Porta e trovo che sia un bel problema specialmente tra le 18 e le 19 le barriere sono quasi sempre chiuse creando un grosso disagio».

«Devo fare questa strada quattro volte al giorno e quasi sempre trovo chiusa una delle due barriere se non tutte due – spiega Ornella -. Non avendo la macchina non posso fare giri alternativi e quindi devo partire da casa venti minuti prima per evitare di arrivare tardi a lavoro. Ogni volta che passo mi chiedo perchè nessuno faccia niente. Inoltre c’è anche un problema di sicurezza molti scavalcano, esasperati dalle attese, le barriere col rischio di farsi male».

«I cittadini hanno ragione a lamentarsi, è una situazione davvero paradossale – afferma Fabrizio Cerri, presidente di Novara Green, associazione che da tempo si occupa anche di temi legati alla mobilità cittadina -. Molte città, anche più piccole di Novara, hanno da tempo attuato politiche per eliminare completamente i passaggi a livelli cittadini o aggirarli. Interrare la Torino – Milano sarebbe certamente un bel lavoro, dato che taglia a metà la città, però si tratta di un intervento molto oneroso e tecnicamente complessissimo. Forse bisognava inserire questo progetto tanti anni fa quando le ferrovie ci chiesero di far passare la Tav sul nostro territorio comunale. Ottenere questo ora credo sia impossibile».

«Ci sono tuttavia soluzioni alternative – prosegue Cerri -. La più funzionale sarebbe realizzare un sottopassaggio come quello di corso Risorgimento ma anche questa soluzione è onerosa e personalmente trovo che i costi benefici potrebbero non essere così favorevoli. Gli automobilisti vedendo il passaggio a livello chiuso possono deviare verso corso Risorgimento. Il vero problema è per chi si muove a piedi o in bici. Meglio allora trovare una soluzione come un sottopasso ciclopedonale oppure un sovrappasso. Molti comuni lombardi hanno realizzato sovrappassi a ridotta occupazione che possono essere inseriti in spazi poco ampi. I costi sarebbero assolutamente sostenibili e permetterebbero di risolvere un problema annoso. Serve tuttavia la volontà politica di occuparsi del problema che esiste in quella via ma anche in altre aree della città, come via Beltrami o il retro della stazione».

«In attesa di fare un intervento strutturale  – conclude Cerri – è possibile agire subito con qualche miglioramento, ad esempio posizionando cartelli luminosi sulle vie limitrofe che segnalano quando il passaggio è abbassato ad esempio all’incrocio di via Gnifetti con via Marconi e Via Lazzari con via Oxilia. In questo modo i cittadini potrebbero essere avvertiti prima dello sbarramento e decidere di provare a fare percorsi alternativi. Infine alcune città hanno introdotto App in grado di indicare quando i passaggi a livello sono chiusi e addirittura prevedere gli orari di chiusura delle sbarre. Insomma qualcosa si può fare, basta volerlo».

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