«Guardo al nuovo ospedale, ma prima recuperiamo le prestazioni sanitarie»

«Vi dico le cose in modo semplice e tranquillo. Non ho motivo di raccontarvi qualcosa di non vero sull’ospedale. Io e la mia famiglia abitiamo a Novara, se abbiamo bisogno di ci curiamo e ci siamo sempre curati qui. Voi siete tutti amici e simpatici, ma non possiamo vederci tutti i giorni, qui dobbiamo lavorare h24». Gianfranco Zulian si è presentato ieri alla stampa in veste di neo direttore generale dell’ospedale Maggiore dopo aver ricevuto il testimone da Mario Minola (“promosso” a direttore della sanità piemontese a Torino), essere stato per più di dieci anni a capo della Medicina legale dell’Asl Novara e, nell’ultimo anno, direttore del Dirmei per l’emergenza Covid.

La nuova Città della Salute e della Scienza

«Questo ruolo è il coronamento di un sogno – ha continuato – ho studiato dove nel 1982 mi sono laureato in Medicina: è stato un po’ come tornare a casa. Mi sono sempre considerato un medico operaio e credo che lo spirito di squadra sia fondamentale per affrontare le sfide legate alla realizzazione del nuovo ospedale. A settembre verrà nominata la commissione che dovrà valutare quale, tra le proposte pervenute, si occuperà della costruzione della struttura. Sarà una vera e propria impresa che, però, ci permetterà di far capire ai novaresi che possono fidarsi del loro ospedale grazie all’alto livello sia sanitario che strutturale».

 

 

Covid e recupero delle prestazioni sanitarie

«La pandemia ci ha costretti a rivedere percorsi e operazioni con inevitabili rallentamenti che dovranno essere recuperati – ha proseguito Zulian – Ho visto reparti interi convertire la propria attività in meno di 24 ore di fronte a una situazione emergenziale per la quale non si vedeva la fine. Abbiamo, però, imparato nuove modalità di cura e in meno di un anno è stato prodotto una vaccino, cosa mai vista prima. Il 24 maggio ho firmato un documento con il piano di ripresa: 3400 visite e 15000 prestazioni diagnostiche, in modo particolare cardiologiche. La telemedicina va sfruttata nel modo migliore possibile, con la trasmissione di immagini in alta definizione e con un approfondimento in ospedale solo quando sia necessario. Tutta esperienza sviluppata in conseguenza alla pandemia e quello dello telemedicina, in particolare, è in mano soprattutto ai medici di base».

La campagna vaccinale

«Credo sia stata fatta batta bene rapidamente – ha concluso il direttore – . Noi in Piemonte abbiamo scelto la capillarità preferendo i piccoli centri ai grandi hub, proprio per la conformazione della nostra regione. A parte la zona metropolitana di Torino, tutte le altre province rappresentano territori relativamente piccoli. Pensiamo, ad esempio, alle zone di montagna, dove abbiamo organizzato centri vaccinali ad hoc. Novara, invece, ha avuto e sta continuando con un modello importante, con una campagna molto veloce, che è stata presa a esempio in altre zone del Piemonte».

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