Glaucoma e malattie retiniche, all’ospedale Maggiore arrivano le cliniche virtuali asincrone

Un nuovo modello organizzativo per alleggerire le liste d’attesa e migliorare la gestione delle patologie oculari croniche. È questo l’obiettivo del progetto “Asynchronous Virtual Clinics for Monitoring Glaucoma and Retinal Disease Patients”, presentato durante la conferenza dedicata alle attività della Struttura complessa a direzione universitaria di Oftalmologia dell’ospedale Maggiore, diretta dal professor Stefano De Cillà.

La struttura novarese rappresenta uno dei centri di riferimento per la diagnosi e il trattamento delle principali patologie oculari, con particolare specializzazione nella chirurgia vitreoretinica, del glaucoma e della cataratta, oltre che nell’utilizzo di tecnologie diagnostiche avanzate e nella ricerca clinica applicata.

Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute attraverso il Bando Ricerca Finalizzata 2024, punta a introdurre per la prima volta in Italia il modello delle “cliniche virtuali asincrone” per il monitoraggio di glaucoma e malattie retiniche. Una risposta concreta a una delle criticità più evidenti del Servizio sanitario nazionale: l’aumento costante dei pazienti cronici a fronte di risorse sempre più limitate e tempi di attesa in crescita.

L’iniziativa è coordinata dal Maggiore e coinvolge anche la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Il finanziamento complessivo ammonta a 450 mila euro e il progetto avrà una durata di 36 mesi.

Il glaucoma e le patologie retiniche rappresentano tra le principali cause di perdita visiva irreversibile e richiedono controlli continui nel tempo. Molti pazienti, tuttavia, presentano quadri clinici stabili o a lenta progressione, pur occupando una parte significativa dell’attività ambulatoriale. Da qui nasce l’idea di separare il momento diagnostico da quello decisionale.

Nel modello delle cliniche virtuali asincrone, infatti, il paziente esegue gli esami diagnostici con personale sanitario dedicato, mentre la valutazione clinica viene effettuata successivamente dallo specialista, in un secondo momento. Una modalità che consente di ottimizzare i flussi di lavoro, aumentare la capacità assistenziale e concentrare il tempo medico sui casi che necessitano realmente di una visita approfondita.

Per i pazienti il percorso diventerebbe più rapido e accessibile: meno tempo trascorso in ospedale, controlli più veloci e maggiore continuità assistenziale, mantenendo elevati standard clinici.

Secondo i dati preliminari e le esperienze internazionali già avviate in altri Paesi, il sistema potrebbe aumentare fino al 50% il numero di visite gestibili, grazie a un utilizzo più efficiente del tempo degli specialisti.

«Questo progetto nasce da una criticità strutturale del sistema sanitario – spiega il professor Alessandro Rabiolo, professore associato del Maggiore e dell’Università del Piemonte Orientale, responsabile del progetto di ricerca –: l’aumento dei pazienti cronici a fronte di risorse limitate. Le cliniche virtuali rappresentano una risposta concreta, che permette di aumentare la capacità assistenziale senza ridurre la qualità delle cure».

L’obiettivo finale sarà verificare scientificamente l’efficacia del modello e fornire le evidenze necessarie per una possibile applicazione su larga scala nel Servizio sanitario nazionale, coniugando sostenibilità, efficienza e qualità dell’assistenza.

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