Fondazione Bpn, donazione per la Radioterapia oncologica

50mila euro al Maggiore per migliorare i piani terapeutici di cura dei malati di tumore rendendo possibile la definizione dei migliori trattamenti di irradiazione in collaborazione fra gli specialisti degli ospedali di Novara, Verbania, Vercelli e Biella

Nuova donazione di Fondazione BPN all’Ospedale Maggiore che potrà utilizzarla per aggiornare il sistema di pianificazione dei trattamenti di radioterapia oncologica. Si tratta di un importo di 50mila euro che consentirà alla Struttura di Radioterapia oncologica diretta dal prof. Marco Krengli e alla Struttura di Fisica sanitaria diretta dal dottor Marco Brambilla di elaborare le immagini diagnostiche per rendere più precisa e meno invasiva la tecnica di irradiazione e di consentire il consulto sull’intervento a distanza fra specialisti operanti nei diversi ospedali del Quadrante del Nord Est piemontese, di cui il Maggiore è hub di riferimento.

«È un nuovo passo in avanti nella telemedicina» ha commentato il neodirettore dell’Aou, Gianfranco Zulian questa mattina nel corso della presentazione (vedi foto) e il prof. Krengli ha garantito: «Utilizziamo sempre più tecnologia per migliorare le cure ma alla base della medicina resta sempre primario il rapporto con il paziente, che è una persona che ha bisogno di relazione».

Non si tratta di un nuovo apparecchio ma è un ulteriore tassello nella lunga storia di donazioni all’ospedale targate Banca popolare di Novara. «Nel tempo sono stati promossi interventi per oltre 7 milioni di euro – ha sottolineato il presidente della Fondazione BPN, Franco Zanetta – e ancora seguiamo l’intuizione di Siro Lombardini nel ritenere nostro scopo principale la tutela della salute, con un impegno che proseguirà nel tempo».

Zanetta ha ricordato i contributi recenti legati alla pandemia Covid, sia con apparecchi che con sovvenzioni per sostenere le persone fragili, «ma non vogliamo dimenticare anche gli altri malati».

Da qui il contributo per un progetto «segnalato dal direttore generale uscente Maio Minola e concretizzato ora con Zulian, a conferma dell’impegno verso il nostro ospedale, che trova nella stima e nella considerazione per chi ne è chiamato alla guida l’elemento fondamentale per una collaborazione piena e fruttuosa a vantaggio della comunità».

Il direttore generale dell’Aou Gianfranco Zulian ha ammesso che «la pandemia ha un po’ rallentato le procedure ma non ha fatto dimenticare la necessità di intervenire al meglio in tutti i settori per garantire risultati a favore dei pazienti del nostro territorio. La conferma della vicinanza della Fondazione BPN alle esigenze del nostro ospedale ci sprona ancor più nella ricerca delle migliori soluzioni per confermare l’eccellenza della nostra azienda ospedaliero-universitaria».

A spiegare le nuove possibilità offerte dal progetto che si avvia è stato il prof. Krengli, anche nella sua qualità di presidente della Scuola di Medicina dell’Università, che ha anticipato come «la radioterapia rappresenta oggi una delle tre armi per la cura delle malattie tumorali e si calcola che oltre metà di tali pazienti dovrà sottoporsi a un trattamento radiante che, nella maggioranza dei casi, ha uno scopo curativo».

Il sistema oggetto della donazione è un aggiornamento per integrare vari sistemi utili ad elaborare piani di cura. «È un po’ il “cervello” della radioterapia – ha commentato il docente – per elaborare una tecnica di irradiazione della massa tumorale per dare la dose in modo estremamente preciso. Così si garantisce la qualità dell’offerta terapeutica al passo con i tempi e si sostiene l’attività di ricerca. Inoltre si potrà portare il sistema su “Cloud”, che significa virtualizzarlo in modo da renderlo utilizzabile in tutti i centri del Quadrante, per concordare le attività e ottimizzare i trattamenti sui pazienti».

Si tratta di coordinare e implementare il lavoro nelle Strutture complesse sovrazonali di Radioterapia oncologica presenti a Novara, Vercelli e Verbania e di Fisica Sanitaria esistenti a Novara e a Biella.

«Consentire un accesso remoto simultaneo a più centri – ha spiegato il dottor Brambilla – è un vantaggio che ottimizza le risorse di calcolo del sistema ed il lavoro degli specialisti. Le pianificazioni dei trattamenti potranno essere eseguite nei vari ospedali zonali collegati a Novara e il sistema offrirà anche maggiori margini di resilienza. Si pensi all’attuale periodo Covid che ha visto ammalarsi anche medici, togliendoli dal loro lavoro. Ora sarà possibile far dialogare e collaborare specialisti diversi presenti in sedi differenti. È un investimento immateriale, ma per questo ha un alto valore simbolico per il periodo che ancora viviamo e che porta alla massima collaborazione fra professionisti».

La Radioterapia oncologica del Maggiore guarda comunque ulteriormente avanti. «Nel nostro campo serve un continuo aggiornamento tecnologico per l’acquisizione delle immagini e la somministrazione delle irradiazioni. Le nostre attrezzature andrebbero aggiornate ogni dieci anni – ha concluso il prof. Marco Krengli – ed ora abbiamo l’obbiettivo di dotarci di un acceleratore lineare a guida a risonanza magnetica nucleare, che è l’avanguardia. La procedura è stata avviata e ci auguriamo che possa andare in porto in un prossimo futuro».

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