Il passaggio della fiaccola olimpica dei giochi invernali Milano-Cortina 2026, atteso in città martedì 13 gennaio per l’ultima tappa piemontese, sarà accompagnato anche da iniziative di protesta. A promuoverle è il coordinamento Novara per la Palestina, che ha annunciato due appuntamenti pubblici per richiamare l’attenzione sul rapporto tra grandi eventi sportivi, conflitti internazionali e diritti umani.
Il primo momento è in programma lunedì 12 gennaio alle 21, con la proiezione del docu-film “Il grande gioco. Il rovescio delle medaglie olimpioniche”, dedicato – hanno spiegato gli organizzatori – agli effetti sociali e ambientali legati alla realizzazione delle grandi opere olimpiche. Un’occasione di riflessione che, nelle intenzioni del coordinamento, intende allargare lo sguardo oltre l’evento sportivo e interrogarsi sul suo impatto globale.
Il secondo appuntamento è fissato per martedì 13 gennaio, in concomitanza con il passaggio della fiaccola a Novara. Il coordinamento ha invitato a una mobilitazione individuale, dalle 18.03 – orario simbolico che richiama la partenza della torcia da viale Kennedy – fino alle 19.30, con arrivo previsto in piazza Martiri. Non una manifestazione tradizionale, ma una presenza diffusa lungo il percorso della fiaccola.
Al centro della protesta c’è una critica esplicita al Comitato Olimpico Internazionale e alla partecipazione di stati ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. «Finché uno o più Stati genocidi saranno ammessi alle Olimpiadi – si legge nel comunicato – la fiaccola non potrà essere percepita come un simbolo di pace, ma come uno strumento di sportwashing». Il coordinamento ha richiamato in particolare la situazione palestinese, sostenendo che negli ultimi due anni oltre 800 sportivi palestinesi sarebbero stati uccisi e numerose strutture sportive distrutte.
Nel testo vengono inoltre chiamate in causa alcune multinazionali sponsor delle Olimpiadi, accusate di complicità indiretta, e viene espresso sostegno alla campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e alle richieste del Comitato Olimpico Palestinese. La posizione è netta: lo sport, secondo gli organizzatori, dovrebbe essere uno strumento di unione e non un mezzo per normalizzare conflitti, apartheid o violenze.
Il passaggio della fiaccola a Novara, celebrato ufficialmente come momento simbolico di avvicinamento ai Giochi del 2026 e come occasione di festa per la città, si inserisce così in un contesto più ampio di discussione pubblica. Accanto all’entusiasmo istituzionale e sportivo, emergono voci critiche che intendono utilizzare la visibilità dell’evento per porre interrogativi politici e morali sul ruolo delle Olimpiadi nel mondo contemporaneo.






