Distretto del commercio: associazioni d’accordo solo sui requisiti del manager

Botta e risposta indiretta fra le quattro organizzazioni di categoria, fra chi dovrebbe fare parte di diritto della cabina di regia insieme al Comune e chi non vuole esserne escluso. E spunta qualche polemica anche sul bando pubblicato dall'amministrazione che ha visto la presentazione di un solo curriculum

Parlare di guerra (di questi tempi…) fra le associazioni di categoria potrebbe sembrare esagerato, ma di certo le vicende legate al varo del Distretto urbano del commercio sta suscitando qualche mal di pancia tra gli addetti ai lavori. Oggetto della discordia la composizione della “cabina di regia”, organismo che dovrebbe sovraintedere l’attività del distretto e al quale, secondo la normativa, dovranno farne parte il Comune e le due principali organizzazioni del settore, Confcommercio e Confesercenti.


Di questo avviso sono ovviamente Maurizio Grifoni e Luigi Minicucci a nome delle due citate associazioni: «La legge regionale – hanno detto – prevede la partecipazione di Confcommercio e Confesercenti in quanto considerate le maggiori rappresenanti del comparto. Questo non toglie comunque che, oltre alla “cabina” principale, ci possa essere anche un tavolo di partner aperto ad altri soggetti oppure enti. Ogni contributo sarà bene accetto affinché si possa lavorare al servizio degli operatori del commercio».


Chi non l’ha presa molto bene sono Confartigianato e Cna. Amleto Impaloni, segretario e direttore della prima, ha spiegato chiaramente che «pur avendo mantenuto la nostra denominazione “storica”, sul nostro territorio possiamo vantare una grossa rappresentanza nel mondo del commercio e del turismo. Abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare. Forse diamo fastidio? Che poi – ha concluso con una punta polemica – di fare i gregari».


«Per noi bastano i numeri – ha detto invece Marco Pasquino, direttore di Cna Piemonte Nord – Territorialmente la nostra associazione è la quinta in Italia per dimesnione. E’ vero che la normativa regionale parla solo di due organizzazioni, ma si tratta di un testo che risale alla fine degli anni ’90. Questa situazione ha creato analoghi problemi a Torino ma penso che con un po’ di buonsenso si possa trovare una soluzione». Magari con la mediazione dello stesso sindaco Alessandro Canelli, che avrebbe già incontrato – almeno informalmente – alcuni dei soggetti citati e che sarà chiamato a dipanare questa matassa già nei prossimi giorni.


Su una cosa sola, però, le quattro organizzazioni di categoria al momento hanno manifestato una posizione convergente. Quella riguardante il cosiddetto “manager di distretto”, figura super partes, qualificata, con una certa competenza e preparazione nel settore per poter assolvere i compiti alla quale sarà chiamata. Una persona che dovrà mettere tutti d’accordo, Comune e associazioni. Peccato, ha sostenuto qualcuno, che nell’ultimo Consiglio comunale l’assessore Marina Chiarelli, rispondendo a una delle interrogazioni della minoranza, abbia confessato quasi sottovoce che in risposta all’apposito bando sia pervenuto un solo curriculum. Una sola persona, tra l’altro molto vicina all’area politica della vicesindaco, nei confronti della quale i pollici versi sarebbero già stati mostrati.

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Luca Mattioli

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