Dal 27 vaccini anche a Novara. Marnati (Regione): «È simbolico, per il resto attendiamo indicazioni dal governo»

Il 27 dicembre è stato dichiarato Vaccine Day e anche Novara è stata coinvolta nella campagna di somministrazione del vaccino anti Covid: «Le prime dosi, circa 700 per tutto il Piemonte, sono simboliche – spiega l’assessore regionale Matteo Marnati – e serviranno a vaccinare poche unità di operatori, pazienti e ospiti dell’ospedale Maggiore e del De Pagave».

Al Maggiore la vaccinazione coinvolgerà circa ottanta operatori tra medici, personale sanitario, universitario, amministrativo e delle ditte appaltatrici. Sono previste circa 16 dosi all’ora. Al De Pagave, invece, il vaccino sarà somministrato a circa cinquanta ospiti e venti operatori; l’operazione verrà effettuata nel pomeriggio di domenica con un team dell’Asl, composto da un medico, due infermieri del Sisp, due del De Pagave, quattro operatori socio sanitari per la sanificazione, oltre a personale amministrativo dell’Asl per l’inserimento dei dati.

 

 

E se quella del 27 rappresenta una sorta di fase di anticipazione organizzativa, la campagna vera e propria avrà inizio i primi di gennaio: «Sono in arrivo le prime 130 mila dosi in tutto il Piemonte – prosegue Marnati – destinate al resto del personale sanitario e pazienti degli ospedali oltre che a ospiti e personale delle Rsa. Entro fine gennaio contiamo di aver vaccinato tutta questa categoria di persone. Le prime dosi saranno Pfizer, su quelle successive non sappiamo ancora nulla e potrebbero arrivare di altre case farmaceutiche».

Per ora è buio totale anche sulle modalità di somministrazione del vaccino sulla popolazione “normale”: «Siamo in attesa di direttive da parte del governo – continua l’assessore – che al momento non ha fatto pervenire alcuna indicazione. La mia idea è quella di poter raggiungere il più alto numero di persone (circa il 70% per raggiungere l’immunità di gregge) in grandi punti di somministrazione dedicati: penso ai palzzetti, ad esempio, alle tende della protezione civile e dell’esercito oppure agli hot spot che sono stati utilizzati per i tamponi. Poi anche le strutture sanitarie faranno la loro parte, però quello che più ci preoccipa sono le attrezzatture: quelle devono arrivare dall’Unità di crisi nazionale che, però, non ci ha fatto sapere nulla».

Con l’esplosione della seconda pandemia, su indicazione regionale, l’ospedale Maggiore, in quanto hub, avrebbe dovuto essere preservato e continuare a occuparsi di grandi interventi; invece è stato invaso di pazienti Covid e ha dovuto sospendere tutta l’attività come era già successo a marzo. L’assessore esclude che questo scenario possa verificarsi anche in occasione della campagna vaccini: «Ogni territorio si occuperà dei propri pazienti, non avrebbe senso che, ad esempio, persone di Vercelli vengano a vaccinarsi a Novara» dichiara.

Mentre si ragiona sui vaccini, a Novara così come nel resto del Piemonte, i laboratori proseguono l’attività di analisi sui tamponi: «In queste ultime settimane la richiesta è nettamente calata – spiega Marnati – ma i laborati sono preparati per affrontare una eventuale terza ondata. Nel mese di novembre, quando il virus ha visto la sua maggiore espansione, Ipazia era in grado di processare circa 4000 test alla settimana, altrettanti il laboratorio dell’ospedale Maggiore e 2000 quello dell’Asl all’ospedale di Borgomanero».

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