Covid: 650 test in 3 giorni al PalaVerdi. Circa 60 i positivi al sierologico

Covid: 650 test in 3 giorni al PalaVerdi. Circa 60 i positivi al sierologico. Si marcia a ritmo serrato, nel rispetto del cronoprogramma e sotto l’egida di un’organizzazione perfetta: da lunedì, e fino ad oggi, sono state circa 650 (220 solo nella giornata odierna), le persone appartenenti alle categorie “selezionate” – associazioni di volontariato, Protezione Civile, Croce Rossa e dipendenti di enti pubblici e aziende aderenti a Confservizi – che hanno svolto lavori di pubblica utilità nel periodo del lockdown, che su base volontaria, si sono sottoposte al test sierologico nel quartier generale della missione allestito al PalaVerdi con il team di medici e biologi molecolari del laboratorio mobile europeo  B-Life . Una sessantina, finora, le persone il cui test sierologico ha dato esito positivo in termini di anticorpi presenti (17 nella giornata di oggi e 44 nei due giorni precedenti) e che sono state sottoposte a tampone.

 

 

Una media di 20 persone al giorno, circa il 10% del totale giornaliero. «I risultati, seppur parziali, non ci sorprendono – commenta Matteo Marnati, assessore regionale con delega alla ricerca Civid, che ha fortemente voluto la tappa novarese della missione – Nonostante la vicinanza con la Lombardia, e l’epicentro della pandemia , la percentuale delle persone che hanno contratto il virus è comunque stata sotto controllo. Questo è dovuto al fatto che nei mesi di marzo, aprile e maggio sono state attuate le migliori azioni di distanziamento. I novaresi hanno avuto un comportamento molto responsabile»

“Capo missione” il professor Jean Luc Gala, professore ordinario all’Università Cattolica di Louvain. Al suo tavolo confluiscono i dati che arrivano dalla “postazione” del prelievo.

A Novara il team, dieci tra medici e biologi a rotazione, si tratterrà fino a lunedì 20. In partenza per qualche altra destinazione? «No – risponde il professor Gala –  per il momento no; torniamo in Belgio». Alle spalle, per la “squadra”, anche un’importante missione in Nuova Guinea dove per tre mesi, a cavallo tra il 2014 e il 2015, hanno lavorato nel periodo di Ebola.

Nel “laboratorio” non c’è tempo da perdere; i ritmi sono incalzanti, la concentrazione è massima e l’organizzazione è un meccanismo ben oliato. Tutto si svolge secondo uno schema preciso e collaudato, con il supporto, per la gestione logistica, della Protezione civile e, a rotazione, di altri volontari, tra cui la Croce rossa.

Prima di entrare, ancora fuori, viene misurata la febbre, quindi, una volta varcato l’ingresso, ad un gazebo viene controllata la lista di prenotazione, la presa in visione dell’informativa sulla privacy e la firma per il consenso.

All’interno del palazzetto quattro postazioni, praticamente una su ogni lato: la prima, di accettazione, immediatamente di fronte alle gradinate, dove si fa una prima anamnesi, con dati personali e informazioni generali, che verranno poi registrati sulla piattaforma B-Life.

Quindi si passa alla seconda dove viene effettuato il test, con un kit pungidito per il prelievo di una goccia di sangue che verrà poi inserito in uno stick (procedimento simile a quello di un glucometro per l’automonitoraggio della glicemia). Il risultato arriva in 15 minuti. I dati, completi di stick, arrivano sul tavolo del capo missione.

Se il risultato è positivo, ovvero nel sangue è stata rilevata la presenza di anticorpi (IgG e IgM)che indicano l’avvenuto contatto con il virus, allora si passa all’ultima postazione, quella dove viene effettuato il tampone.

La missione B-Life è finanziata dall’Agenzia Spaziale Europea, dall’Università Cattolica di Louvain, dal Governo del Lussemburgo e dal Rotary internazionale. La tappa a Novara, dopo l’arrivo a Torino a metà giugno, è stata fortemente voluta dall’assessore regionale Matteo Marnati.

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