Consiglio comunale: dall’odg sul “fine vita” qualche divisione nella maggioranza

Il documento presentato dal Pd è stato alla fine respinto, ma nelle fila del centrodestra si sono registrate undici astensioni (Canelli compreso) e anche diversi cambiamenti in corsa

E’ stato uno di quegli argomenti di carattere nazionale che ogni tanto fa capolino anche nell’ultimo consiglio comunale di provincia. Nell’occasione non si è sottratta, nella sua seduta di giovedì mattina, neppure l’assemblea di Palazzo Cabrino (per l’occasione in “trasferta” al Castello), chiamata a esaminare – come ultimo punto dei suoi lavori – un ordine del giorno presentato dal gruppo del Partito democratico nel cui dispositivo si chiedeva l’impegno del sindaco di “farsi portavoce presso le Camere affinché venga approvata quanto prima una legge sul fine vita, nel pieno rispetto delle indicazioni date dalla Corte costituzionale sulla punibilità dell’aiuto al suicidio”.


Il dibattito, molto partecipato e protrattosi abbondantemente oltre un’ora e un quarto, ha visto un’alternanza fra i due schieramenti, con interventi anche accorati come quelli del capogruppo “dem” Rossano Pirovano e della collega di partito Cinzia Spilinga. Un argomento decisamente delicato, sul quale i proponenti hanno cercato (forse) di fare leva cercando qualche sponda nella controparte. Secondo alcuni “rumors” circolati alla vigilia, infatti, almeno un paio di consiglieri di maggioranza avrebbero confidato una loro adesione all’odg. Un altro “sì” era annunciato da Tiziana Napoli (Forza Novara), mentre contrario si esprimeva il suo capogruppo Andrea Crivelli.


Al momento della “conta”, avvenuta su richiesta dell’altra consigliera del Pd Sara Paladini per appello nominale, e dopo che era intervenuto lo stesso sindaco Alessandro Canelli anticipando la sua astensione («Questa legge è già in discussione in Parlamento, non vedo la necessità di un sollecito da parte del Consiglio comunale di Novara») e lasciando intendere una libertà di voto, i “sì” erano limitati ai cinque esponenti della minoranza in quel momento presenti. Nella parte opposta, invece (dopo non pochi conciliaboli), crescevano tanto le astensioni (tra cui quella del primo cittadino) quanto il fronte del no, salito a nove voti. Sufficienti per bocciare il documento.

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Luca Mattioli

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