Cronaca Economia&Lavoro

Confartigianato Piemonte: «Fase critica superata ma restano gli effetti negativi sull’economia»

Dall’indagine congiunturale, relativa al 3° trimestre, arrivano le conferme, improntate al pessimismo espresse dagli artigiani nella precedente rilevazione. Felici (presidente Confartiginato Piemonte): «Occorre che la burocrazia si velocizzi per evitare che la crisi oltre che economica, diventi sociale»

La terza indagine trimestrale predisposta da Confartigianato Imprese Piemonte conferma le valutazioni fortemente pessimistiche che erano state espresse dagli artigiani nella precedente rilevazione. Anche se la fase più critica della pandemia sembra superata e ci si avvia ad un ritorno alla normalità, gli effetti negativi sull’economia sono ancora ben presenti. Tra i dati più salienti, emersi dall’indagine che ha coinvolto 2 250 imprese artigiane del Piemonte individuate tra i comparti di produzione e di servizi maggiormente significativi, quello riguardante le previsioni di assunzione di apprendisti che segnano, in questa rilevazione, un peggioramento del saldo negativo che passa da – 42,7% a– 46,3%. Scendono ancora le previsioni di investimenti e le imprese che non hanno programmato investimenti salgono dal 76,6% all’81,3%.

 

 

«Come era prevedibile – commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – il settore artigiano ha risentito molto della crisi derivante dall’emergenza Coronavirus, sia dal punto di vista produttivo, sia da quello occupazionale. Su tale situazione pesano fortemente i ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse, già stanziate dal Decreto Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ricordo che al riguardo il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (FSBA) è intervenuto tempestivamente anticipando le proprie risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà, ma ora, senza il trasferimento in tempi utili delle risorse pubbliche, il Fondo non può agire efficacemente. Occorre quindi che la burocrazia si velocizzi, per evitare che la crisi oltre che economica, diventi sociale».

«Un aiuto alla ripresa – prosegue Felici – potrebbe venire dalla semplificazione delle procedure per gli appalti, in particolare quelli di importo limitato. Inoltre riteniamo che oltre alle grandi opere – quali i collegamenti con l’alta velocità, le infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica –  siano importanti anche quelle piccole, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, nonché le piccole opere dei Comuni, perché possono rimettere in moto l’economia rapidamente. Crediamo anche che nell’assegnazione degli appalti dovrebbe essere data priorità alle imprese locali, vale a dire quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Infatti da un lato le aziende del territorio sono fortemente motivate a mantenere una buona reputazione di fronte alla popolazione locale, dall’altro i controlli da parte delle autorità competenti sono più agevoli».

 

 

 

 

 

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