Cattaneo: «La pandemia non può farci dimenticare il significato del 25 Aprile»

Quello del 2021 è il secondo 25 Aprile caratterizzato dal Covid. Dodici mesi fa, in pieno lockdown, la celebrazione si era limitata a una sbrigativa cerimonia, alla sola presenza del sindaco Alessandro Canelli e della rappresentante dell’Anpi Michela Cella, nel cortile del Broletto davanti alla stele che ricorda i caduti novaresi nella guerra di Liberazione.

Stamattina, nella consueta location, un leggero ma significativo passo verso il ritorno alla normalità. Dopo la messa in Duomo, si è ripetuto il tradizionale omaggio con la presenza della gente, seppur nel rispetto delle norme vigenti.

 

Nessun discorso ufficiale da parte dei rappresentanti istituzionali. L’unico intervento, su richiesta del prefetto, lo ha tenuto il presidente dell’Istituto storico della Resistenza Paolo Cattaneo.

«Da oltre un anno – ha detto – sono cambiate molte cose nella vita quotidiana di tutti noi, nel campo dell’economia, dove si è registrata la perdita di posti di lavoro; nel sociale, con la crescita della preoccupazione e di tensioni. La pandemia non può farci dimenticare il significato del 25 Aprile». Nel ricordare, ha proseguito, quanti si sacrificarono allora «tocca proprio a noi fare in modo che non finisca tutto nell’oblio. Abbiamo un dovere nei confronti dei nostri morti, quello costruire un mondo migliore».

Per Cattaneo non si commemorano avvenimenti lontani, «ma valori vivi e indispensabili per la nostra società», proseguendo poi citando il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy e il messaggio rivolto nella giornata di oggi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Tutti sono chiamati a dare un contributo dopo la pandemia, nessuno escludo, insieme possiamo farcela». Ricordando chi è in prima fila nel combattere il virus, ma anche i tanti che lavorano dietro».

Un’ultima riflessione ha voluto dedicarla al 25 Aprile come data importante, «che deve entrare nella coscienza, nella mente e nel cuore di tutti gli italiani anche dal punto di vista culturale. Però dobbiamo ricordare anche il 2 Giugno, il 4 Novembre, la Giornata della pace e quella delle foibe, così come il 2 Novembre, giorno della commemorazione dei defunti, che vale per tutti, per i nostri cari che non ci sono più. Dobbiamo lavorare insieme, fare qualche cosa per trasmettere ai giovani, dire loro che non sono delle celebrazioni aride, ma l’essenza e l’importanza di portare avanti questo ricordo si riassume in un’affermazione di Pietro Calamandrei: la libertà e come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando incomincia a mancare». Aggiungendo infine «che la libertà è come la salute, come ce ne siamo accorti in questi giorni».

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