Caso Ibis, il presidente della Provincia rompe il silenzio: «Nessuna decisione arbitraria, abbiamo applicato la legge»

Per la prima volta da quando il caso Ibis è esploso a Novara, con le polemiche seguite agli interventi di contenimento effettuati nelle colonie cittadine e le proteste delle associazioni animaliste, il presidente della Provincia Marco Caccia interviene pubblicamente per difendere l’operato dell’ente e della Polizia provinciale. Un intervento che arriva all’indomani della commissione consiliare infuocata di giovedì e mentre il confronto resta accesissimo anche sul piano legale, con gli animalisti che hanno annunciato querele.

«Non si tratta di rappresentare una situazione emergenziale, ma di prendere atto di una criticità concreta, rispetto alla quale sono stati richiesti e attivati interventi specifici, che quando sono stati effettuati hanno seguito l’applicazione di norme europee e nazionali, di valutazioni tecniche sul territorio e nel rispetto delle competenze del singolo ente. Non si tratta quindi di decisioni arbitrarie», afferma Caccia.

Il presidente sottolinea che l’obiettivo è stato «agire in modo corretto, proporzionato e conforme alla legge, tutelando insieme biodiversità, sicurezza e fruibilità degli spazi pubblici» e rivolge un plauso agli agenti della Polizia provinciale «che hanno operato con professionalità e competenza». Quindi assicura che la Provincia continuerà a lavorare «nell’ambito delle proprie competenze, in raccordo con gli enti coinvolti, garantendo trasparenza, correttezza procedurale e attenzione verso la cittadinanza».

Con una lunga nota, Palazzo Natta ricostruisce anche il quadro normativo entro cui sono stati effettuati gli interventi. La Provincia ricorda innanzitutto che l’Ibis sacro è una specie alloctona, cioè non originaria del territorio italiano, introdotta in Europa a seguito di fughe o rilasci dalla cattività. Originario dell’Africa subsahariana e dell’Iraq sud-orientale, l’animale ha trovato condizioni favorevoli alla sua espansione in diverse aree europee.

Nel Novarese, spiegano gli uffici provinciali, la presenza di risaie e zone umide ha favorito la diffusione della specie grazie all’abbondanza di cibo, all’assenza di predatori naturali efficaci e alla disponibilità di siti adatti alla nidificazione.

Proprio per il suo impatto sugli ecosistemi, l’Ibis sacro è inserito tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale. La gestione è disciplinata dal Regolamento europeo 1143 del 2014, recepito in Italia con il decreto legislativo 230 del 2017, oltre che dal Piano nazionale di gestione approvato dal Ministero dell’Ambiente, che definisce criteri e modalità di contenimento.

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La Provincia ribadisce quindi che la gestione della fauna selvatica rientra tra le proprie competenze e che gli interventi vengono svolti attraverso gli uffici competenti e la Polizia provinciale «nel rispetto delle disposizioni vigenti e dei piani di controllo autorizzati», precisando che si tratta di «attività tecniche, non estemporanee».

Nel caso specifico di Novara, la presenza dell’Ibis si è progressivamente estesa anche alle aree urbane. Già lo scorso anno erano state individuate colonie al parco di via Baisizza, nell’area del liceo musicale di via Camoletti e nei pressi del cimitero, mentre quest’anno sono state riscontrate nuove nidificazioni in altri punti della città.

Per questo, sottolinea la Provincia, «la gestione della specie non è stata affrontata in modo estemporaneo né all’improvviso per fronteggiare una situazione ormai compromessa, ma attraverso un percorso programmato» che ha previsto, dove possibile, interventi preventivi e di dissuasione per limitare la formazione delle colonie. Solo successivamente sono state eseguite le operazioni previste dai piani autorizzati.

La nota chiarisce inoltre la distinzione delle competenze tra i diversi enti coinvolti. Gli interventi sugli alberi e sulla loro sicurezza sono di competenza del Comune, mentre quelli sugli animali vengono effettuati dalla Polizia provinciale secondo le procedure previste dalla normativa.

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«La Provincia comprende la sensibilità che il tema suscita nella cittadinanza – si legge ancora –. Ogni intervento su animali vivi è delicato e viene affrontato con la massima attenzione, evitando qualunque semplificazione o inutile sofferenza dell’animale». Allo stesso tempo, viene ribadita la necessità di contemperare diversi interessi: la tutela della biodiversità, la protezione delle specie autoctone e la sicurezza e fruibilità degli spazi pubblici.

Secondo Palazzo Natta, infatti, la presenza di numerose colonie in ambito urbano ha determinato situazioni di degrado dovute all’accumulo di guano su panchine e aree verdi frequentate da cittadini, famiglie e bambini.

Infine viene richiamato anche il sopralluogo effettuato dall’Asl di Novara, che aveva evidenziato la necessità di intervenire sia attraverso operazioni periodiche di pulizia delle aree interessate, sia con opere di contenimento e allontanamento degli animali da parte degli enti competenti, per evitare un ulteriore peggioramento della situazione.

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Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore