Borgo Ticino: bracconaggio ittico. Indagati 2 italiani e 6 rumeni

Il volume d’affari dell’attività illecita è stato stimato in oltre 200.000 euro all’anno

Scattata alle prime luci dell’alba nelle province di Novara, Varese, Milano e Vavenna, la maxi operazione denominata “controcorrente” dei carabinieri forestali di Torino e Novara. Sono state eseguite perquisizioni e sequestri nei confronti di 6 cittadini rumeni e 2 italiani, tutti indagati in concorso per reati connessi al bracconaggio ittico, all’immissione in commercio di alimenti non genuini, falsa documentazione e uccisione di animali.

L’attività di indagine, condotta dal nucleo cites di Torino, sotto la direzione della procura della repubblica di Novara , è nata a seguito di segnalazioni da parte di pescatori italiani riferite a episodi di pesca di frodo sui principali corsi d’acqua del Piemonte, Lombardia ed Emilia. Gli indagati utilizzando materiali mezzi ed attrezzature vietati dalla legge come ad esempio gli elettrostorditori, reti ed arpioni con i quali hanno catturato ingenti quantitativi di fauna ittica che poi veniva trasferita in una cascina del novarese, nel comune di Borgo Ticino, utilizzato come base operativa della banda. Nella cascina il pesce veniva lavorato e depositato in attesa della successiva cessione a ditte specializzate dell’est Europa.

Dal gennaio 2022 sono state registrate 4 esportazioni all’estero di pesce pescato illegalmente ogni mese, per un peso complessivo di circa 1 tonnellata per ogni trasferimento. I pesci, prevalentemente carpe e siluri, finivano poi nel mercato rumeno. Il volume d’affari dell’attività illecita è stato stimato in oltre 200.000 euro all’anno. Il pesce viaggiava con documentazione riportante dati falsi con riferimento sia alle autorizzazioni sia alla provenienza del pescato.

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