Attentato con bottiglia molotov alla barista, stalker condannato a 2 anni

Le indagini della polizia erano iniziate dopo una forte esplosione che aveva causato l’incendio della serranda del locale a Sant'Agabio

Un vero e proprio attentato, portato a termine con una bottiglia molotov artigianale, quello che lo scorso 13 ottobre l’uomo aveva commesso ai danni di un bar nel quartiere di Sant’Agabio a Novara. Le indagini della polizia erano iniziate dopo una forte esplosione che aveva causato l’incendio della serranda del locale: le immagini di una telecamera nelle vicinanze avevano immortalato l’azione di un uomo con in mano la bottiglia molotov, che, si scoprirà poi, fuma le stesse sigarette utilizzate come innesco per fare esplodere la bottiglia incendiaria.

Questi elementi, uniti al fatto che la titolare del bar ha denunciato ripetute molestie e minacce, con aggressioni fisiche e verbali, ha portato alla condanna di R.D.S., 46 anni, residente a Novara, a 2 anni per stalking, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da guerra, visto che girare con un ordigno incendiario è considerato tale a tutti gli effetti. L’uomo è stato processato con rito abbreviato e ha ottenuto uno sconto vista una perizia che parlava di problemi psicologici

Nel corso delle indagini della Squadra Mobile è emerso che l’imputato perseguitava la barista almeno dal luglio del 2020. Pretendeva da bere, ma, visto lo stato alterato, spesso la donna non lo accontentava. E da lì erano cominciate una serie di ritorsioni e incursioni moleste nel locale di corso Trieste. Anche la vigilia di Natale di quell’anno, infatti, era piombato al bar ubriaco, e, poiché le sue richieste di avere ancora da bere non erano state soddisfatte, aveva iniziato a insultare la donna tanto da rendere necessario l’intervento di altri avventori per allontanarlo. In qualche occasione aveva anche alzato le mani. Più di recente era anche arrivato a dirle di essersi invaghito di lei, e contemporaneamente alla giovane arrivavano telefonate anonime in cui l’interlocutore sospirava, senza dire nulla. Spesso lei, soprattutto in orario serale, era costretta a farsi venire a prendere da parenti o amici per non trovarsi da sola e rischiare di incontrare lo stalker.

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