John Edwards Solo E European Galactic Orchestra

Nella luce dorata del tardo pomeriggio John Edwards, davanti alle icone del rito Cristiano-Bizantino della Chiesa del Carmine a Novara, sembra anche lui un’icona: concentrato sul suo contrabbasso o forse concentrati uno sull’altro. Solo chi non ha mai assistito ad un concerto di “contrabbasso solo” può essere sfiorato dal dubbio che il contrabbasso sia uno strumento di secondo piano, del resto aveva già fugato ogni dubbio nel 1980 lo scrittore e drammaturgo Patrick Suskind nel monologo ad esso dedicato. Ricordiamo che Novara Jazz allo strumento ha dedicato più di un concerto nel corso degli anni. Anche per John Edwards il contrabbasso diventa il centro di un mondo acustico e sonoro di grande suggestione. Accenti molto nordici, come si addice allo strumento che, nella luce mediterranea della Chiesa del Carmine, assumono connotazioni meno fredde. Il resto lo fa la bravura e l’estro di Edwards in una improvvisazione senza confini che va dalla percussione al pizzicato, ai due archetti infilati tra le corde, alle impugnature non ortodosse dello strumento, in una strabiliante varietà di suoni.

Dopo l’assolo di Edwards nel pomeriggio in chiesa, ecco alla sera un poderoso ensemble nel chiostro della Canonica del Duomo di Novara. Un ensemble non di poco conto: la “European Galactic Orchestra”, ambizioso progetto a lungo coltivato da Gabriele Mitelli che ha radunato un magnifico gruppo di musicisti ovvero Gabriele Mitelli (cornetta ed elettronica), Tobias Delius (sax tenore), Pier Borrell (sax contralto), Giancarlo Nino Locatelli (clarinetti), Christophe Rocher (clarinetti), Sebi Tramontana (trombone), Per-che Holmlander (tuba), Alexander Hawkins (pianoforte), Christelle Sery (chitarra), Luca Tilli (violoncello), John Edwards (contrabbasso), Cristiano Calcagnile (batteria). Proprio niente male l’Orchestra che si appresta ad iniziare un tour che terminerà alla Casa del Jazz di Roma. L’Ensemble di Mitelli è un po’ come i semi di senape biblici che, in un terreno fertile come quello del jazz, fanno nascere mille suggestioni da accenni quasi bandistici al groove, al folk balcanico e persino qualche bella bordata di free jazz.

Se l’ispirazione di Mitelli è di fare un’orchestra galattica, credo proprio sia sulla strada giusta. La strada è quella dell’universalismo musicale, e in un certo senso, non potrebbe essere diversamente in quanto i confini del jazz sono e forse sono sempre stati, solo nella nostra testa. È sempre più difficile scrivere di jazz, non perché non ci sia da scrivere, ma perché occorre cambiare registro di pensiero. Oggi non è raro trovare un violoncello (e qui è il caso di Luca Tilli) o una chitarra elettrica (qui quella di Christelle Sery), all’interno di un ensemble.

Così come non è affatto raro che un pianista che guarda alla classica contemporanea, si cimenti stabilmente in set di festival jazz: ecco in questo caso Alexander Hawkins. Insomma il jazz è diventato qualcosa di diverso. È una musica universale, non solo perché coinvolge musicisti e pubblico di tutti i continenti, ma perché pesca a piene mani in ogni repertorio, confonde le acque, mescola stili, si nasconde e ricompare, va oltre i confini, fuori dalle galassie della musica. E questa orchestra, nasce in Europa, ma è già “galattica” e non solo nel nome…

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Mario Grella

Mario Grella

Nato a Novara, vissuto mentalmente a Parigi, continua a credere che la vita reale sia un ottimo surrogato del web.

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