Visitando la mostra del Centre Pompidou di Parigi, “Elle font l’abstraction”, ora in viaggio verso il Guggenheim di Bilbao, non ho potuto fare a meno di pensare che , quando nel 1980 ho visitato a Milano “L’altra metà dell’Avanguardia”, la curatrice della mostra del Beauborug, Christine Macel, aveva undici anni. La mostra di Milano, allora curata da Lea Vergine, fu una novità assoluta nel campo delle grandi mostre. “Elles font l’abstraction” è, negli intenti, una mostra molto molto simile, e riserva piacevolissime novità nei pezzi esposti.

Il modernismo artistico passa attraverso la creazione al femminile e se questa non può essere una grande scoperta, è piacevolissimo passare in rassegna i nuclei tematici che compongono l’esposizione: simbolismo sacro, danza e astrazione, Bauhaus, Espressionismo astratto, scienza e fotografia, e i “focus” sulle singole artiste. L’astrattismo, è la tesi dei curatori, non proviene da un processo unico o univoco, ma da un insieme di flussi, di energie, di ispirazioni diverse, che coprono un spettro temporale che si sviluppa dall’Ottocento fino al 1980 (che, ironia della sorte, è l’anno della famosa mostra milanese di Lea Vergine).

E allora diamo una sbirciata, non troppo veloce, a ciò che è appeso alle pareti del Centre. Colpisce e molto l’opera, datata 1862, di Georgiana Houghton fondatrice del cosiddetto “Simbolismo Sacro”, dove una fitta rete di simbologie, rende le opere, coacervi di indicazioni, raccomandazioni, precetti; qui il giallo sta per la saggezza, il blu per la speranza e la verità, il rosso per la carità e l’amore. Una gouache, che se estrapolata da queste un po’ troppo rigide e pesanti simbologie, risulta essere una gioiosa novità visiva. Geometriche e rigorose le opere di Hilma af Klint, così come saettanti e futuristici sono i quadri di Helen Saunders, straordinaria e poco conosciuta artista degli anni Venti. L’astrazione pura compare già nel 1914 con le tele di Vanessa Bell: “Abstract Painting” proprio di quell’anno è di grande impatto. Ma se c’è una artista assolutamente stupefacente, questa è la sovietica Lioubov Popova; esposta una sua rutilante “maquette” per l’opera “Le Cocu magnifique” di Crommelynck del 1922, forse la più bella opera in mostra.

A far compagnia alla Popova ecco i disegni di costumi di Varvara Stepanova. E che dire se non ammutolire di fronte alla bellezza misurata della testina di Sophie Taeuber-Arp, artista di spicco del gruppo “Cercle e Carré” che nel suo nome racchiude già tutto il rigoroso manifesto programmatico. Ci vorrebbe un bel po’ per passare in rassegna tutte le opere di questa magnifica mostra e occorrerebbe lo spazio per la pubblicazione di un’adeguato apparato iconografico.

Accontentatevi di queste piccole considerazioni e magari mettete in programma un viaggio a Bilbao, almeno per vedere, le uniche cose che valgano davvero la pena di essere viste: la mostra dal titolo titolo “Mujers de l’Abstraccion” e l’avviluppante Guggenheim Museum progettato da Frank Gehry; per vederla avete tempo dal 22 ottobre al febbraio 2022.

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