Cerano, la minoranza: «No all’azienda di rifiuti pericolosi. Rischia di “uccidere” il territorio»

Il gruppo consigliere di minoranza ha chiesto provvedimenti urgenti al sindaco Andrea Volpi circa il rischio per la popolazione e per l'ambiente

La minoranza di Cerano ha espresso forte preoccupazione e allarme per l’impatto ambientale che potrebbe avere l’apertura di una nuova azienda in via Molino Vecchio, area ex Ditron, che si occuperà di lavorazione, recupero e stoccaggio di rifiuti speciali e pericolosi. Già lo scorso aprile, una mozione del gruppo consigliere di minoranza ceranese, aveva intavolato il dibattito in Consiglio comunale visto che una ditta di Pogliano Milanese, la “Eredi di Bellasio Eugenio snc”, operante nel settore dei rifiuti, aveva rilevato all’asta i 52.123 metri quadri dello stabilimento dismesso dell’azienda di laminati plastici – la Ditron – fallita nel 2011. L’impianto di recupero sarebbe in grado di “gestire” oltre 308 mila tonnellate all’anno di rifiuti speciali, di cui 108 mila di terra e rocce da scavo provenienti anche da bonifiche.

«La scelta di questa petizione nasce da una domanda più che legittima: l’eventuale insediamento della suddetta attività che impatto potrà avere sulla salute e sulla qualità della vita della popolazione? affermano i consiglieri di minoranza ceranese Maria Antonella Gamoletti, Carlo Roccio, Agostino Frau e Lorenzo Spampati – inoltre occorre interrogarsi sull’impatto ambientale su un territorio, quello di Cerano, già fortemente “provato” soprattutto dalla presenza del vicino polo industriale petrolchimico di San Martino di Trecate. Ricordiamo che già nel mese di settembre un Comitato spontaneo ha raccolto oltre 600 firme per opporsi all’insediamento».

«Come minoranza – concludono – ribadiamo la nostra contrarietà all’apertura del nuovo impianto di rifiuti pericolosi, e chiediamo al Comune la presentazione con la massima urgenza alla Conferenza dei servizi del documento che attesti la non conformità del progetto alla vigente normativa urbanistica del comune stesso e della non compatibilità con le esigenze ambientali e territoriali di Cerano».

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Paolo Pavone

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