Upo, impulso alla ricerca per superare l’emergenza

Apertura anno accademico

Dodici “linee guida” per 46 progetti nell’ambito della ricerca per la lotta al Covid 19 in tutte le sue numerose e complesse sfaccettature: è quanto l’università del Piemonte Orientale, con tutti i suoi dipartimenti in tutte le sue sedi, intende promuovere nei prossimi mesi per affrontare a 360 gradi il problema dell’emergenza coronavirus. Dall’ambito specificatamente sanitario a quello economico, dalla politica alla filosofia passando per l’etica, la cultura, il welfare e l’istruzione: dopo la prima fase, in cui è stato rafforzato l’aspetto assistenziale a beneficio dei cittadini contagiati dal virus, occorre immaginare al più presto una nuova fase di impulso alla ricerca, che porti a soluzioni adeguate per la ripartenza di tutti i paradigmi messi sotto stress da Covid 19.

 

 

«Siamo di fronte ad un evento eccezionale – ha esordito il Rettore, professor Gian Carlo Avanzi – Sono convinto sia necessario fare tutto il possibile per comprendere e studiare il virus e le sue conseguenze, e quello che potremmo fare nei prossimi».

Tre le parole “chiave”: ricerca, collaborazione e finanziamenti.

«Occorrono fondi – ha aggiunto Avanzi – Pensiamo che uno sforzo della ricerca scientifica così importante come quello che abbiamo di fronte abbia bisogno di un impulso economico forte e condiviso, da parte delle maggiori istituzioni pubbliche e private del territorio. Penso alla Regione Piemonte, alle fondazioni del territorio, alle associazioni di categoria e alle imprese, ma anche dei cittadini».

«Questa – ha aggiunto – è un’occasione fondamentale per rilanciare, attraverso la scienza, l’economia della regione; senza ricerca non andremo da nessuna parte».

Quindi l’appello al sostegno economico alla ricerca. «Quello che l’Upo vuole fare – ha concluso – è spingersi nella direzione della ricerca per capire tutte le sfaccettature di questo problema. Adesso che stiamo per uscire dal tunnel dobbiamo rilanciare la ricerca. Questo è il momento per farlo, riteniamo di avere le competenze. Chiediamo a tutti i finanziatori di seguirci in questi progetti».

Dodici, come dicevamo, le direttrici primarie già individuate da docenti e ricercatori, lungo le quali muoversi per avviare la ricerca; direttrici che sono state illustrate dal professor Emanuele Albano, delegato appunto alla ricerca, che spaziano dall’ambito sanitario (l’analisi dei meccanismi patogenetici responsabili dell’insorgenza del Covid 19, diagnostica in vitro e in vivo; studi di popolazione e la creazione di biobanche, come quella già attivata a Novara, alla quale, già esistente da un anno e mezzo, è stato dato un forte impulso quando è comparsa la pandemia, che prevede la raccolta di campioni biologici di persone affette da Covid, realizzata con la collaborazione dei tre ospedali, Novara, Vercelli e Alessandria) e infine il trattamento e la gestione del paziente critico, quindi  nuovi approcci diagnostici e classificazione dei pazienti Covid 19 ed evoluzione della malattia in pazienti con altre patologie).

Nel settore farmacologico la ricerca si concentrerà soprattutto sull’identificazione di nuovi farmaci e nuove strategie terapeutiche.

E poi ancora rischi e vettori di contagio, tracciamenti con App, dispositivi di protezione, effetti nella società e nell’economia, gli effetti nella politica e nelle istituzioni, la comunicazione della crisi pandemica e le questioni etiche.

Insomma uno sforzo complessivo, quello dell’Opencampus Upo, che ha «l’obiettivo di trasformare l’attuale crisi pandemica in un’opportunità di sviluppo di nuove teorie e tecnologie di immediato utilizzo a favore della comunità».

 

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