Piemonte in zona gialla, Confesercenti: «Una boccata d’ossigeno per tanti»

Una boccata d’ossigeno per tanti. Un passo avanti, non decisivo perché altri stop si potrebbero prevedere più avanti, ma pur sempre un passo avanti. E Luigi Minicucci di Confesercenti, nonostante il perdurare del momento di difficoltà e di di sofferenza da parte di molti, preferisce in ogni caso vedere il bicchiere mezzo pieno, commentando il passaggio del Piemonte in Zona gialla, avvenuto dalla mezzanotte di oggi, domenica 13 dicembre, con il classico «piuttosto che è niente, meglio piuttosto».

La mutata “colorazione” della nostra regione comporta qualche possibilità in più negli spostamenti per la gente (e di conseguenza una maggiore offerta dal punto di vista commerciale nella corsa ai regali natalizi), ma anche la parziale riapertura per tanti bar e ristoranti, che potranno accogliere la loro clientela sino alle 18: «Per i ristoranti non è tantissimo, ma qualcosa che possa consentire di riprendere la loro attività con una parte della clientela in presenza, seppure contingentata. Anche in questo caso la possibilità di iniziare con il pranzo rappresenta già qualcosa. Per il pasto serale si continuerà come nelle ultime settimane, con l’asporto o il servizio a domicilio, però era importante rimettersi in moto».

 

 

Minicucci vuole però soffermarsi anche su altro. In prima battuta la possibilità che la Regione, «accogliendo una nostra proposta, ha dato a tanti operatori di poter praticare offerte promozionali già da questo mese di dicembre e sino al 5 gennaio quando partiranno i saldi. Si tratta di una cosa solitamente non consentita, ma in questa circostanza è stato importante offrire un segnale di sostegno anche sotto questo aspetto».

Infine, Confesercenti guarda con interesse il progetto di legge avanzato dallo stesso presidente piemontese Alberto Cirio che vuole incrementare la tassazione per la piattaforme che gestiscono il commercio online: «Senza entrare nel merito del capitolo costi di gestione – dice Minicucci – non ci sembra giusto che questi colossi impegnati nella vendita attraverso la “rete” continuino a godere di simili agevolazioni. Bene sarebbe imporre a loro un’aliquota fiscale più congrua».

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