Piazza Pasteur: «Con l’emergenza si riscopre il mercato»

Piazza Pasteur: «Con l’emergenza si riscopre il mercato». Davanti ai box in metallo le distanze sono segnate, ma non c’è moltissima gente, eppure il morale degli operatori del mercato del macello è buono. Sono 8 le serrande che ogni mattina si alzano puntuali, tra frutta e verdura, salumi e formaggi, conserve e generi vari e il banchetto delle carni bianche. Tutti indossano mascherine e guanti.

La risposta è corale: «In questo periodo la gente ha riscoperto il mercato». Proviamo a capire perché.

 

 

«Di clienti qui non se ne vedono moltissimi, anche perché molti sono convinti che siamo chiusi – spiega Paola Vukic dietro alle cassette di frutta e verdura – Un qui pro quo generato da una delle prime ordinanze regionali, che vietavano l’apertura dei mercati. Ma per fortuna il Comune ci ha dato la possibilità di iscriverci all’elenco degli esercizi che effettuano consegne a domicilio (qui la lista aggiornata) e questo ha anche generato un passaparola positivo tra le persone, portando anche clienti nuovi. Con le consegne giriamo in tutti i quartieri della città e arriviamo anche in qualche comune della Bassa. All’inizio ci ordinavano grosse quantità, ma ora hanno capito che non serve, perché ci siamo sempre. Dobbiamo ringraziare il sindaco Canelli e l’assessore al Commercio Elisabetta Franzoni, che ci hanno sostenuto. Canelli è anche venuto qui a trovarci e a portare le mascherine per tutti. In generale dal Comune c’è collaborazione: i vigili vengono un paio di volte ogni mattina a controllare, ma non essendoci mai stati assembramenti il clima è disteso e la strada viene sanificata spesso (un mezzo è passato anche durante il giro d’interviste, ndr)».

Anche la panetteria di Tiziana Biffi ha puntato sulle consegne a domicilio: «La clientela è aumentata leggermente – racconta – La presenza sulla lista del Comune e il passaparola mi ha portato persone che non hanno più voglia di fare la coda al supermercato. Il fatto di avere un prodotto artigianale, a un prezzo corretto, credo stia facendo la differenza. Oggi ho venduto 9 casse di pane e ne ho avanzata una sola, che darò a chi fa le borse della spesa per le persone bisognose».

«Sembrerà un paradosso di questi tempi, ma la gente apprezza anche il fatto che qui con noi è possibile costruire un rapporto umano, che nella grande distribuzione non è possibile realizzare. Oltre alla qualità dei prodotti offerti – aggiunge Adriana Vittimberga, giovane fruttivendola che ha acquisito l’attività di famiglia 9 mesi fa – In generale la situazione non è semplice, si lavora per coprire le spese, ma il fatto che siano arrivati nuovi clienti, anche grazie ai social network, ci fa ben sperare e lavorare col sorriso».

«Noi non abbiamo le forze per fare le consegne a domicilio – aggiunge lo storico acciugiaio Lorenzo Pessione – Non vediamo più clienti che venivano da fuori quartiere, ma abbiamo notato volti nuovi e che quelli che vivono in zona comprano di più. C’è chi prima comprava qualcosa per sfizio (olive, acciughe, etc) e che ora invece fa la spesa completa, perché preferiscono venire qui all’aperto piuttosto che restare prima in coda e poi chiusi dentro a un supermercato. Per fortuna i fornitori sono riusciti a farci avere sempre tutto, tranne l’alcol che ovviamente è ormai introvabile».

 

 

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