«Patrick non deve essere lasciato solo»

Un sit in davanti al Municipio, nel tardo pomeriggio di oggi, lunedì 4 gennaio, per tornare a sensibilizzare l’opinione pubblica e al tempo stesso manifestare la vicinanza di Novara a Patrick Zaki, il giovane egiziano ricercatore presso l’Università di Bologna da quasi un anno detenuto nel suo Paese d’origine. Nonostante l’inclemenza del tempo non pochi hanno voluto partecipare all’iniziativa promossa dal gruppo novarese di Amnesty International, come ha spiegato la responsabile Vincenza Laccisaglia, anche se l’idea ha preso piede a Palermo, «dove l’associazione Inoltre ha ricevuto una massiccia adesione da tante città italiane. Il messaggio che vogliamo far giungere è molto chiaro: vogliamo che Zaki sia scarcerato al più presto in quanto riteniamo che le accuse formulate nei suoi confronti sono da ritenersi infondate». Di accuse «troppo forti» ha parlato invece il vicesindaco Franco Caressa, intervenuto a rappresentare l’Amministrazione comunale, anche lei in prima fila nel sostenere le ragioni e i diritti «di un ragazzo che vuole vivere la sua vita e continuare i suoi studi nell’ateneo bolognese. Anche noi appoggiamo la proposta affinché a Patrick Zaki venga concessa la cittadinanza italiana, affinché la cosa possa rappresentare un’opportunità nel coso di un’eventuale pena. Speriamo che tutto avvenga presto e che il ragazzo possa tonare in Italia a studiare».

In occasione della sua ultima seduta il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a sostegno di Patrick Zaki: «Un’iniziativa unitaria, positiva – ha detto Sara Paladini, prima firmataria della proposta – perché non ha colore politico. Abbiamo già assistito alla drammatica vicenda di Giulio Regeni, Noi volgiamo avere delle risposte e Patrick non può e non deve essere lasciato solo».

Alle spalle dei principali partecipanti alla manifestazione è stata esposta la riproduzione di un’opera dell’artista Francesca Grosso dove il soggetto, un ritratto di Zaki, attraverso un gioco di luci e di ombre viene a formarsi grazie ai caratteri di una delle lettere inviate al giovane. E sono già quasi duecento, tante quanti i giorni di carcerazione preventiva subita dal giovane per ordine delle autorità del Cairo.

 

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