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«Ottocento milioni di investimenti. Così si fa ripartire la città»

Lo ha dichiarato ieri il sindaco Alessandro Canelli all'inaugurazione della campagna europea sulla riqualificazione del castello: «Serviranno quattro anni per portare a termine i progetti dell'amministrazione»

«Ottocento milioni di investimenti. Così si fa ripartire la città». Lo ha dichiarato ieri il sindaco Alessandro Canelli all’inaugurazione della campagna europea sulla riqualificazione del castello. “Eu Delivers in the Regions”, infatti, è un’iniziativa che la Commissione Europea svolge sui territori, in collaborazione con le regioni d’Europa, per valorizzare idee e progetti promossi dalla UE; per il Piemonte è stato scelto il castello di Novara quale buona pratica a livello europeo, la cui
riqualificazione è stata cofinanziata dalle ultime due programmazioni del Por Fesr.

«I progetti dell’amministrazione sono basati su tre obiettivi – ha proseguito il sindaco – frenare la decrescita demografica, diminuire il tasso di disoccupazione, generare bellezza attraverso l’offerta culturale. Per questo motivo abbiamo creato assi di sviluppo per una nuova visione da presentare a chiunque abbia intenzione di investire su Novara. Abbiamo cominciato dalle infrastrutture e dalle riqualificazioni urbanistiche, poi la Città della salute e della scienza e di conseguenza nuovi alloggi per lo studentato. Lo sviluppo della logistica che stiamo portando avanti con un operatore privato. A breve in consiglio comunale presenteremo il nuovo bando per la riqualificazione di Casa Bossi e dell’ex macello. Poi i progetti sulle caserme e la pedonalizzazione di piazza Martiri. Tutto questo farà atterrare sul nostro territorio nei prossimi quattro anno più di 800 milioni di euro».

 

 

Per quanto riguarda il castello, Canelli ha ripercorso la storia della ristrutturazione partendo dall’amministrazione Giordano, che ha avviato il progetto, passando per Ballarè e poi la sua: «Servono tante risorse per portare avanti una struttura di questo genere. Abbiamo riaperto gli spazi con una visione potenziale futura: è un luogo che sta generando contenuti non solo al suo interno, ma anche come ricaduta positiva sulla città».

«Senza il contributo della Commissione Europea non ce l’avremmo fatta – ha affermato l’assessore regionale Matteo Marnati -. Una delle maggiori criticità di questa tipologia di progetti è che motli vengono finanziati, ma alla fine non si sa dove vanno a finire i contributi. Il castello di Novara, invece, è in controtendenza: ci sono voluti 20 anni per portare a termine il lavoro, ma grazie all continuità progettuale ora possiamo dire di essere seduti su un’opera che è stata davvero valorizzata».

Presente anche Monika Hencsey, ungherese, sirettore del Bilancio, della Comunicazione e degli Affari Generali presso la direzione generale per la politica regionale e urbana della Commissione Europea che ha parlato di «esempio del castello di Novara di cooperazione tra Italia ed Europa».

Inutile quanto incomprensibile, invece, l’intervento in videoconferenza del sottosegretario alla Cultura Lorenza Bonaccorsi che ha genericamente parlato di binomio turismo cultura, rapporto Stato Regioni, nuove strategie di sviluppo dei territori: un discorso buono per tutte le stagioni e per qualunque città d’Italia.

Ci ha pensato il presidente della Fondazione Castello Massiliano Atelli (seppur collegato in remoto) a riprendere le redini del discorso definendo il castello come «un esempio di esperienza rigenerativa che ha funzionato, in controtendenza con altre città che hanno imboccato questa direzione ma non hanno proseguito. Non esistono problemi impossibili, solo cose difficili da attuare; raddoppieremo gli sforzi per il ccastello di Novara se lo merita».

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